Il Comune: “I nostri marò non sono terroristi”

In una nota diffusa dall'amministrazione comunale si legge la presa di posizione a due anni dall'arresto di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

«Esattamente dopo due anni, la vicenda dei due fucilieri italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati in India di aver ucciso il 15 febbraio 2012 due pescatori nell’ambito di un’operazione internazionale antipirateria, domani giungerà probabilmente a una svolta. È infatti attesa per martedì 18 febbraio una decisione della Corte Suprema di New Delhi sui capi di imputazione riguardanti i due militari italiani. La vicenda – a tutti nota pur nella complessità degli elementi giuridici, politici e militari che ne definiscono il quadro – deve indurre a una riflessione prioritaria sul valore assoluto della vita di ciascuna persona. Dovrà certamente essere la Giustizia a fare il suo corso per stabilire se effettivamente i due pescatori indiani Valentine Jalstine e Ajesh Binki siano stati vittime dei due militari e, in tal caso, in quali circostanze e per quali ragioni si sarebbero compiuti i fatti.

Al momento non sono stati esposti elementi sufficienti, e tanto meno convincenti, per definire la colpevolezza. Ugualmente occorre far luce sul trattamento finora riservato ai due militari, che, in attesa di giudizio, sono stati trattati come fossero terroristi, dimenticando che si trovavano a bordo di una nave scortata militarmente nell’ambito, appunto, di una missione internazionale contro la pirateria che infesta mari e oceani in ampia parte del pianeta. Di sicuro possiamo rilevare che finora la giustizia indiana non si è dimostrata equilibrata e all’altezza di giudicare i due nostri soldati. Probabilmente la strada migliore da seguire – sulla quale sembra puntare, dopo errori e tergiversazioni, il Governo italiano – sembra essere quella di un arbitrato internazionale, che sancirebbe l’incompetenza dell’India sulla giurisdizione territoriale. Inoltre si tratta di stabilire se, o fine a che punto, i tribunali nazionali possano esprimersi su casi come questo, in cui vengono sollevate questioni relative ai trattati internazionali o alle operazioni di peacekeeping.

Una cosa è certa: la Sua Act, legge antiterrorismo indiana (che fra l’altro prevede il ricorso estremo alla pena di morte), non può essere applicata al caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, perché i due militari svolgevano una funzione in nome e per conto della Comunità internazionale; e poi perché un richiamo a tale legge metterebbe alla sbarra degli imputati l’Italia stessa, indicata a sua volta come un Paese terrorista. Seguendo con apprensione e partecipazione la situazione in cui si trovano i miliari italiani Latorre e Girone, sentiamo dunque di ribadire, ancora una volta, anzitutto il valore di ogni vita umana. Ugualmente dobbiamo considerare come questa vicenda chiami più complessivamente in causa il rispetto dello Stato di diritto, dei diritti fondamentali e il valore stesso della Giustizia: è non solo lecito ma doveroso dubitare che le corti indiane si siano finora comportate secondo questi principi inalienabili e, per tale ragione, è necessario che il Governo italiano si adoperi per un immediato rientro dei fucilieri nel nostro Paese, superando quell’inerzia che fino ad oggi ha prodotto soltanto l’isolamento internazionale del nostro Paese sulla scena internazionale impedendo di risolvere positivamente questa incresciosa vicenda.

Riteniamo sia necessario ribadire che l’Italia, come grande Paese europeo, con l’appoggio della stessa Unione europea e delle Nazioni Unite, è tenuta a proteggere i propri uomini e donne che rischiano la vita ogni giorno in diverse regioni del mondo sotto le insegne nazionali. Per tali ragioni il Paese deve rimanere unito e sarà quindi necessario evitare, da parte di chiunque, inutili divisioni e dannose strumentalizzazioni politiche attorno a questa triste vicenda».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 febbraio 2014
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