Fondazione Molina: la lottizzazione del malloppo

Se il sindaco Fontana ha tentato di liberamente esercitare il suo diritto di nominare presidente e consiglio di amministrazione della storica casa di riposo, i suoi compagni di viaggio gli hanno fatto ingoiare un bel rospo

Comunione e lottizzazione del malloppo: l’antico rito della politica  è stato officiato anche per un ente privato quale è la Fondazione Molina. Se il sindaco Fontana ha tentato di liberamente esercitare il suo diritto di nominare  presidente e consiglio di amministrazione della storica e amatissima casa di riposo, i suoi compagni di viaggio gli hanno fatto ingoiare un bel rospo. Se invece il sindaco ha condiviso l’imposizione dei partiti, allora ha infilato altre due nuove perle nella sua personale collana di scelte che hanno suscitato reazioni molto negative: i  progetti dei parcheggi sotterranei a Villa Augusta e alla Prima Cappella.

Perché due errori in un colpo solo? Premesso che le persone chiamate a guidare il Molina (in un settore molto delicato come quello della tutela del cammino degli  anziani) sono degne del massimo rispetto, nulla si sa dei loro trascorsi gestionali. Alla comunicazione delle nomine  non è  seguito il  curriculum dei prescelti. Per esempio, solo se si è stati assessori alle finanze si può avere un’idea della complessità della gestione di un’azienda di mille persone quale è il Molina e non basta aver ricoperto il ruolo di assessore ai Servizi Sociali in un ente come la Provincia. Al momento un solo consigliere appare perfettamente in linea con il ruolo: don Mauro Barlassina, indicato dal prevosto mons. Donnini. Parroco a Masnago, è intelligente, colto, operativo, una macchina instancabile nella sua missione, vicino alle gente, ai poveri, agli anziani, coinvolge i giovani, sa fare squadra con i suoi  sacerdoti. Se Masnago potesse avere un sindaco e se i sacerdoti fossero eleggibili, don Mauro non avrebbe rivali.

Gli elementi di incertezza sulla conoscenza di problematiche sociosanitarie e amministrative da parte della squadra Fontana per il Molina hanno accentuato il rigetto dell’assalto da parte della politica alla vecchia e solida istituzione cittadina. Nella loro arroganza i partiti sono anche sciocchi: vanno a fare un’invasione del genere nel momento in cui l’opinione pubblica varesina è scatenata per quanto è accaduto e accade all’ospedale, dove appunto i politici sono stati capaci di sottrarre ben 200 posti letto – che al Circolo spettavano di diritto – costringendo per anni a disagi e sofferenze materiali o psicologiche pazienti e familiari che si presentavano al Pronto Soccorso e non venivano ricoverati perché i reparti erano stati (e sono) ridotti all’osso.

Ma l’assalto al Molina potrà avere altre conseguenze pesanti se da subito non ci sarà trasparenza: la politica ha gambizzato l’ospedale di Circolo non solo con lo scippo clamoroso, vergognoso, dei posti letto, ma anche calpestando, trascurando le realizzazioni di grandi donatori. Il Molina ha un patrimonio immobiliare che è sempre stato gestito con prudenza e oculatezza, cioè con il massimo rispetto per chi ha donato. E già tre autorevoli personaggi mi hanno fatto rilevare che per la dismissione del Politeama da parte del Molina in un recente passato ci sono state eccessive esitazioni: può essere vero, anzi lo è, ma non disturba troppo. Adesso c’è il pericolo che ci sia eccessivo impegno nel dimostrare come si dovrebbero fare le cose. Ma soprattutto si teme che in presenza di errori di percorso diminuiscano le donazioni al Molina. Varese apri l’occhio.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 febbraio 2015
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