Il 12 giugno si rinnovano le cariche istituzionali dell’Università dell’Insubria. E lui si ricandida, per orgoglio e per convinzione. Lui è Renzo Dionigi, primo rettore dell’ateneo che, alla scadenza del primo mandato, si volta a vedere il lavoro svolto un po’ compiaciuto e un po’ agguerrito. "È indubbiamente un’esperienza che mi sta sfiancando a livello fisico, anche perché non voglio tralasciare la mia prima attività che è la chirurgia. Ma io credo in quest’università, così come tutti i presidi di facoltà." E ha ben ragione ad essere fiducioso, anche perché dal ’98, anno di costituzione, di strada ne è stata percorsa parecchia: "Meno di quella che ci eravamo prefissati, ma non per colpa nostra. In questi anni ho imparato tantissime cose dal punto di vista amministrativo, ma soprattutto ho dovuto imparare a confrontarmi con le lunghezze burocratiche davvero massacranti. Un esempio per tutti: al tempo della mia nomina ho incontrato un amico appena nominato rettore all’università di Dundee in Scozia, anche lui chirurgo. Ci siamo confrontati e io gli confidai di voler realizzare un polo biomedico: avevo già ben 8 miliardi di finanziamento da parte della Regione. A lui sembrò una buona idea e volle percorrere la medesima strada, senza, però, avere uno straccio di finanziamento. Oggi a Dundee esiste il polo biomedico e a Varese siamo ancora alla fase progettuale… E, credete, non è questione di nostra inattività: è solo che l’Italia è almeno 20’anni in ritardo rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea."
Nonostante le pastoie burocratiche, oggi, però, l’ateneo è cresciuto "Assolutamente. Innanzitutto abbiamo finalmente gli operai per la ristrutturazione, così i nostri ragazzi potranno godere di aule adeguate alle loro esigenze. Mi riferisco ad entrambe le sedi: sia quella varesina, sia quella comasca. Poi abbiamo ottenuto dal Comune la disponibilità di Villa Toeplitz, e ne siamo felicissimi anche perché quell’area, così ristrutturata, si presta splendidamente ad ospitare iniziative culturali e anche didattiche. Abbiamo un apparato organizzativo che, dal nulla totale, conta oggi di segreterie studentesche, un economato, un ufficio affari generali: tutto grazie alla competenza del dottor Balzani, il direttore amministrativo che ha fatto miracoli veri e propri."
Rimane, però, ancora aperta la questione campus... "È l’argomento che più mi sta a cuore, anche perché riguarda da vicino i ragazzi. Ebbene, visto il fallimento della trattativa tra la proprietà del De Filippi e l’ISU, ho deciso di riprendere la questione in prima persona come università, facendo affidamento su stanziamenti privilegiati dei ministeri dei Lavori Pubblici e dell’Università. Ritengo che in tempi brevissimi si potrà raggiungere un accordo, e in tempi altrettanto brevi avviare una ristrutturazione che potrà finalmente dare agli studenti uno spazio che non sia solo dormitorio, ma luogo di incontro e di cultura."
Ma i finanziamenti ci saranno? "È probabile, anche se non certissimo. Io ritengo, però, che il nostro ateneo abbia goduto di un trattamento privilegiato fino ad oggi. In tre anni siamo passati da un fondo ordinario di 23 miliardi ad oltre 50, cosa che ci ha permesso di raddoppiare il corpo personale. Dagli 80 docenti del ’98 siamo arrivati a quota 170. Devo riconoscere che il governo uscente ci ha trattato benissimo, forse meglio di qualsiasi altro giovane ateneo. Anche con il ministro dell’Università abbiamo avuto un rapporto privilegiato, frutto di un lungo e intensivo lavoro di rapporti e relazioni. Speriamo di continuare su questa strada, anche perché abbiamo accettato sfide future molto impegnative. La recente riforma, definita del 3 + 2, ci porta a dover intraprendere nuove iniziative per reggere la competizione. Dobbiamo mantenere il trend di crescita e, soprattutto, non perdere gli studenti della zona."
Ma la riforma Zecchino andrà in porto? "Noi rettori lombardi abbiamo scritto una lettera al presidente Berlusconi pregandolo di non stravolgere la riforma. Non possiamo sapere oggi quali saranno i risultati di questi cambiamenti, sappiamo, però, con certezza che la confusione creata da un dietro front sarebbe deleteria per i nostri ragazzi. Io, inoltre, nutro dubbi maggiori sulla tenuta del nostro mercato del lavoro, disposto ad assorbire chi si laurea in tre anni, piuttosto che sulla bontà della riforma che il ministro Zecchino, a parer mio, ha avuto la lungimiranza di introdurre primo in Europa."
Quando si prevede una decisione sui nuovi corsi di cui avete fatto richiesta? "A breve. Occorre solo un parere tecnico del Ministero. Tra i corsi che stanno creando maggior attesa è quello della scienza della comunicazione che potremmo svolgere, per esempio, a Villa Toeplitz."
La recente decisione del Comune, dunque, vi ha reso soddisfatti, anche perché è un’ulteriore apertura verso l’ateneo "Da tempo dico che all’iniziale ostilità e alla successiva diffidenza, siamo oggi nel periodo della collaborazione. La città si rivolge sempre più spesso a noi per iniziative culturali. Siamo diventati i coordinatori, il punto di incontro di ogni manifestazione. E ciò non può che farci piacere. Noi non vogliamo essere esclusivisti della cultura, siamo aperti a tutti e tutti si rivolgono a noi. Manca, forse, ancora l’apertura finanziaria, ma in una città come Varese non è del tutto facile ottenere partecipazioni finanziarie, forse per questioni genetiche…Sono convinto, comunque, che se le donazioni venissero defiscalizzate, sarebbe tutto più semplice."
Proprio deciso a ricandidarsi? "Ho il lavoro a metà. Ho chiesto altri tre anni per concluderlo. Se non dovessi riuscissi, prego tutti, fin d’ora, di mandarmi via. Ma in questo triennio ho imparato tanto: il raggiungimento dell’obiettivo non mi appare più un miraggio."
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