Sicurezza sociale? La mentalità comincia a cambiare

Pronti per ospitare diciassette asilanti. Per Flavio Nossa della Cgil "è un'inversione di tendenza per una provincia non abituata a esercitare politiche di solidarietà"

Sesto Calende, Somma Lombardo e Cardano al Campo sono pronti dal 2 luglio ad ospitare nelle case che hanno messo a disposizione, i profughi stranieri che chiedono asilo politico nel nostro paese. Con il progetto denominato "Solidarietà e diritto" hanno infatti aderito al programma nazionale per l’accoglienza e assistenza degli asilanti promosso dal ministero dell’interno, d’intesa con l’Acnur, Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati e l’Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani. Varese e Caronno Varesino gli altri due comuni che hanno raccolto l’invito della provincia e del sindacato per quella che rappresenta una prima risposta al problema dell’accoglienza. Un fenomeno di cui si è registrato una costante crescita per la presenza nel territorio dell’hub di Malpensa. E proprio qui partirà prossimamente uno sportello di orientamento per gli asilanti gestito dalla Caritas e dal Cir, il consiglio italiano per i rifugiati. Sono queste le associazioni, come testimonia Mario Lotti del Cir, che hanno segnalato l’insufficienza di spazi per i nuclei familiari e la carenza di opportunità per l’integrazione sociale dei rifugiati. In questa direzione sono andati i comuni più vicini a Malpensa siglando un accordo che permetterà loro di ospitare nuclei familiari per un totale di 17 persone ( 5 a Sesto, 5 a Cardano e 7 a Somma). "Un progetto che consente di passare dal volontariato all’appoggio delle istituzioni, sfruttando appunto una rete di comuni, che rappresentano già un territorio omogeneo, che condivide altri progetti, come quelli legati all’infanzia e lo sportello unico per gli immigrati" ha spiegato nella presentare il progetto l’assessore alle politiche sociali di Sesto Claudio Carabelli. 

Non un problema di ordine pubblico, come diceva nei giorni scorsi l’assessore Annamaria Bottelli nell’illustrare il medesimo progetto a Varese, ma la necessità di garantire diritti a persone che appartengono già ad una fascia debole. Con questo spirito è stato promosso il progetto dagli assessori alle politiche sociali dei paesi coinvolti, Enrico Franzioni di Cardano, Patrizia Brambilla di Somma e dal sindaco di Sesto Calende Roberto Caielli. Insieme alla necessità di uscire dall’improvvisazione con un preciso impegno del pubblico. "L’accoglienza finora è stata molto aleatoria e questo ha procurato disorientamento fra gli asilanti" ha detto Lotti del Cir. Servono programmi di integrazione, formazione, orientamento e supporti tecnici giuridici. La sinergia fra comuni, volontariato, sindacato e Cir servirà a seguire in tutte le sue esigenze il rifugiato per sei mesi. Gli enti hanno messo a disposizione le strutture, la Caritas si occuperà dell’assistenza, il Cir del supporto tecnico e consulenze giuridiche. Della formazione si occuperà il sindacato e in questo territorio anche l’associazione Cittadini del mondo, in cui sono coinvolti lavoratori stranieri che hanno deciso di diventare partner attivi dell’accoglienza. 

E se nel protocollo di Varese la posizione del sindacato è più defilata, non si può dire lo stesso in quello siglato fra i comuni del territorio Ticino-Malpensa. "Varese pensa di essere autosufficiente e di non avere bisogno della forza sociale nei confronti di problematiche così specifiche – ha detto Flavio Nossa della Cgil – via Pola (dove saranno ospitati gli asilanti ndr.) è comunque un’esperienza positiva, anche se non ha assolutamente senso porre il problema sul piano della sicurezza sociale, anzi i fatti successi a Varese dimostrano proprio il contrario, visto che rappresentano la parte più debole, gli stranieri diventano vittime di speculazione e anche di cose più gravi come nel caso di Joshua Morgan". Ma alla fine quello che conta è che qualcosa inizia a muoversi e la partecipazione di Varese al progetto rappresenta per il sindacalista una presenza importante. Il prossimo passo è quello di sollecitare tutte le amministrazioni, anche quelle più piccole. Perchè i tre comuni che partecipano hanno dimostrato che la collaborazione frutta. "Questo progetto – precisa Nossa – registra un’inversione di tendenza  per una provincia non abituata a esercitare politiche di solidarietà, per la prima volta si comincia a parlare di immigrazione non solo in termini di sicurezza, ma di azione positiva che in questo caso accompagna nel loro iter gli asilanti".

Ad incoraggiare anche le piccole amministrazioni dovrebbero essere in futuro gli alti gradi di finanziamento. Il progetto che riguarda i tre comuni costa 150 milioni ed è stato finanziato interamente, in parte dall’otto per mille e in parte dal Fer, il fondo europeo per i rifugiati. Questo progetto sperimentale rappresenta un’alternativa alla possibilità attuale per l’asilante di richiedere il contributo previsto di 34mila lire giornaliere per 45 giorni, un periodo in genere nettamente inferiore ai tempi di ottenimento dello status di rifugiato politico. "Non sappiamo bene come si evolverà il progetto dopo il 31 dicembre – ha detto Carabelli – ma ci sono già comuni come Angera che hanno chiesto di aderire".

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Pubblicato il 19 Giugno 2001
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