Il polo culturale é passato di moda
Biblioteca e galleria d'arte avranno forse una nuova sede, ma sorgeranno separate. Inutili due anni di discussioni
| Niente polo culturale. Il nuovo avveniristico edificio di via De Magri che avrebbe dovuto ospitare biblioteca e galleria d’arte non rientra nei programmi della giunta Mucci. Lo ha comunicato lo stesso sindaco durante il consiglio comunale, rispondendo a un’interrogazione scritta del gruppo Ulivo.
La notizia era nell’aria da tempo. Il programma elettorale della Casa delle libertà lasciava presagire la fine del progetto; si parlava infatti di realizzazione delle nuove sedi per galleria d’arte e biblioteca, distinguendo le due opere. Nata come fiore all’occhiello della giunta Greco (Forza Italia, An e Socialisti), l’idea di una struttura che divenisse il tempio della cultura cittadina aveva impegnato per due anni buoni il consiglio comunale. Il polo culturale doveva essere finanziato grazie agli oneri di urbanizzazione ottenuti dalla trasformazione di aree dismesse da parte di privati: la Borgomaneri di via Venegoni e la Stie di piazza S.Lorenzo. In tutto circa quattro miliardi e mezzo. Di più: il progetto avrebbe dovuto portare la firma di un’architetto prestigioso, Gae Aulenti, a suggellare il ritrovato protagonismo culturale della città. Il sindaco ha lasciato intendere che la collocazione definitiva delle strutture culturali dovrà passare attraverso un’analisi degli immobili disponibili: dal teatrino del popolo, all’edificio delle imposte in piazza Garibaldi, al cinema Condominio. Sul potenziamento di galleria d’arte e biblioteca sono tuttavia d’accordo anche le opposizioni. L’Ulivo, con l’intervento del popolare Dario Terreni, ha chiesto che l’amministrazione assuma il problema degli spazi della biblioteca come priorità, entro cinque mesi, e ha promesso che incalzerà la giunta su questo tema. La Lista Buffoni ha chiesto che le convenzioni con i privati vengano ridiscusse per ottenere comunque i finanziamenti destinati in precedenza al progetto di via De Magri. Alla base del dietrofrnt, infatti, potrebbero esserci proprio le difficoltà a esigere dai privati le contropartite negoziate un anno fa. |
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