Stranieri usa e getta

Bossi calca la mano sui contratti a termine per gli extracomunitari. A Varese i sindacalisti insorgono. Gli imprenditori non commentano

Gli stranieri servono, gli stranieri sono già troppi. Da una parte le voci degli imprenditori che hanno bisogno di manodopera, dall’altra quelle di chi é politicamente contro l’immigrazione. Umberto Bossi dunque sta pensando a una legge che regoli il lavoro degli extracomunitari con contratti a tempo determinato. Fine del contratto, fine del permesso di soggiorno e rimpatrio. Una sorta di terza via leghista? Solo una esagerazione pronunciata in un comizio? Ma cosa succederebbe se questa proposta diventasse realtà? "Semplice, nessun lavoratore verrebbe mai a lavorare in Italia" é il parere di Primo Minelli, per anni segretario provinciale della Fiom, oggi segretario della Camera del lavoro di Legnano. "Penso a un operaio del Ghana. Verrebbe mai per tre mesi a lavorare in Italia? Chi li paga i costi di viaggio e alloggio?". 

Le uscite del segretario della Lega hanno provocato le ire di Alleanza Nazionale, che ha messo in guardia i padani dall’egemonizzare la questione immigrazione. La si é buttata in politica ovviamente. E forse é lì che nasce e muore la proposta. Almeno questa é l’impressione del direttore della Cna varesina Gianni Mazzoleni. "Una boutade – spiega -. E’ invece un fatto che c’erano circa mille richieste di regolarizzazione da parte di imprenditori e che di queste solo il venti per cento é stato soddisfatto. Se una proposta del genere divenisse legge sarebbe praticamente impossibile trovare lavoratori per le aziende".

Probabilmente le proposte del leader leghista avranno fatto discutere anche le associazioni degli imprenditori. Che però preferiscono, prudentemente, non addentrarsi in questioni così legate a doppio filo con la lotta politica. Così l’Unione industriali (Univa) non commenta, e anche dall’Associazione piccole imprese (Api) non giungono segnali. I vertici dell’Associazione artigiani sono invece impegnati a Roma. Impossibile contattarli.

Hanno tuttavia voglia di parlare i sindacati. Alle dichiarazioni di Minelli fanno eco quelle del segretario provinciale della Uil Marco Molteni. "E’ impossibile una distinzione contrattuale tra italiani e stranieri. Così si cristallizza una discriminazione. Sarebbe come sancire nero su bianco che i lavoratori stranieri devono fare sempre lavori umili, perché un contratto a termine non permette avanzamenti di carriera. Si aprirebbe poi un problema organizzativo molto serio per le aziende. Le parti sociali dovrebbero invece sedersi attorno a un tavolo e programmare delle politiche di accoglienza che integrino il posto di lavoro con la ricerca della casa. In questo modo si faciliterebbe anche il mercato del lavoro".

Le critiche alla sparata bossiana riguardano quindi essenzialmente due filoni: la costituzionalità di una separazione delle carriere, diciamo così, tra italiani e stranieri, ma anche l’impossibilità di reperire lavoratori già formati, a causa del turn-over insito nei contratti a termine. "C’é bisogno di loro in modo stabile – spiega Luigi Maffezzoli, segretario di Cisl Ticino-Olona -. Non ha senso una distinzione di questo tipo, che oltretutto é irrealizzabile perché non conforme alla costituzione. E poi, quando si tratta di lavoro, le decisioni devono essere prese con un lavoro di concertazione, non certo unilaterale".

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Pubblicato il 03 Luglio 2001
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