Ex pilota dell’Aermacchi si laurea a 63 anni
Riccardo Durione ha discusso una tesi che sembra fare al caso di Malpensa
| È stato pilota militare, è stato il collaudore capo dell’Aermacchi e una volta in pensione si è iscritto all’università laureandosi in scienze politiche. Una bella avventura, quella di Riccardo Durione, 63 anni, di Varese, che due giorni fa a Pavia ha discusso una tesi su "L’inquinamento da rumore: profili di diritto comparato". «L’ho fatto come sfida personale e anche perché sentivo la mancanza di una conoscenza umanistica» dice Durione nella sua casa di Sant’Ambrogio; e aggiunge di non voler intraprendere una nuova professione ma di volersi ora dedicare solo al suo giardino. Uno studente per diletto dunque. L’originalità della sua tesi colpisce anche per l’assonanza con i problemi legati a Malpensa. «Ma i miei sono stati studi accademici – dice Durione – che non pretendono di dare risposte puntuali su un problema tanto complesso». Anche se proprio all’interno della tesi sono citati alcuni precedenti che sembrano assimilabili al caso dell’hub della brughiera; ad esempio viene citata una controversia tra un gruppo di abitanti di Ginevra e l’aeroporto internazionale. Al centro del caso, ovviamente, i disagi indotti dallo scalo. Chi aveva diritto a un indennizzo? Le autorità elvetiche hanno stabilito che ciò spettasse solo a chi aveva preso casa nella zona 15 anni prima dell’apertura dello scalo; tutti gli altri non potevano non sapere che avrebbero subito dei disagi. Su Malpensa Durione dice ancora: «Alla gente non piaccono le cose calate dall’alto, vuole partecipare alle decisioni ma gli aeroporti servono e solo gli Stati Uniti, forse, possono permettersi di collocarli lontani dalle città. Le vie d’uscita sono due: da un lato lo sviluppo tecnologico che farà nascere aerei sempre meno rumorosi, dall’altro l’applicazione rigorosa delle leggi sulla programmazione territoriale. Il problema dunque si può risolvere». Lo studio cita anche un caso di segno contrario a Malpensa: le autorità olandesi volevano trasferire l’aeroporto internazionale di Amsterdam. A insorgere però furono gli abitanti di Schipol, la cittadina che ospitava (e ospita tutt’oggi) la struttura, preoccupati per la perdita di lavoro e reddito che il trasloco avrebbe provocato loro. |
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