Sugli asili nido ultimatum della Lega
Il capogruppo Binelli esprime con chiarezza il rischio di crisi qualora si rivedesse il provvedimento preso dal Consiglio comunale
La richiesta dell’Oreco di far chiarezza sul regolamento degli asili nido sta scatenando una tempesta politica. Aspri e duri i commenti delle opposizioni. Ora, dopo la posizione soft di Palazzo Estense che sta preparando la risposta all’organo regionale, interviene Fabio Binelli, l’artefice politico di quel provvedimento. Il leader leghista ha come sempre il dono della chiarezza e del linguaggio diretto. Chiude il suo intervento con un avvertimento forte al suo sindaco e agli alleati. Guai a voi se cambiate opinione, ne dovremo tener conto, ma sarebbe crisi. Il consigliere del Carroccio prima di arrivare al cuore della questione politica motiva la scelta di quel provvedimento e non vede proprio perché scandalizzarsene visto che già esisteva e visto che anche "amministrazioni rosse" lo applicherebbero. Schernisce le forze dell’opposizione perché loro "mondialiste" a differenza dalla Lega non difenderebbero i diritti dei varesini. Il ragionamento di Binelli è il risultato di un’elaborazione che, prima ancora che politica, poggia sulla concezione della società e della vita che ha una parte della Lega. Binelli però afferma alcune cose dicendo mezze verità. L’essere residente a Varese per poter accedere ad alcuni servizi, tipo il nido, è una pregiudiziale come lo è in molte città italiane. Su questo non c’è molto da ridire. L’investimento fatto da un’amministrazione deve tener conto in via primaria dei propri cittadini. Il centro della questione è in che misura. Infatti, al di là di ogni posizione ideologica o meno, è innegabile che il nuovo regolamento premia in modo troppo pesante l’anzianità di residenza rispetto ad altri parametri socio-economico più delicati. Se la questione la si affronta in modo pragmatico, anche se è comunque impossibile prescindere dalle proprie posizioni politiche, ci si rende conto che la richiesta dell’Oreco ha e come fondamento. La discriminazione è troppo forte e basta il buon senso per capire che dei servizi non hanno maggiore bisogno coloro che già sono ben integrati in un contesto sociale, ma quelli che vivono da poco in città, e quindi, non hanno realizzato ancora una rete di relazioni e probabilmente non hanno nemmeno parenti. E se l’obiezione è la stessa usata per gli asilanti, nessun servizio che ci faccia attirare la presenza dei "diversi", allora la miopia è assoluta. Nessuno viene a vivere a Varese perché conosce il regolamento dei nidi, magari viene perché è qui che c’è lavoro o perché ci è stato trasferito. Se la Lega ci tiene davvero tanto ai propri concittadini vada a chiedere se quelli che si sono dovuti trasferire, a seguito dello spostamento della sede di lavoro, sarebbero contenti di andare in una città che avesse fatto una scelta analoga. |
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