Un comune piccolo ma con il presidente del consiglio
Nonostante il presidente del consiglio e il suo vice non siano un obbligo per i comuni piccoli, l’amministrazione ha scelto comunque di avvalersene e ha eletto Bianchi e Monaci. Un avvenimento importante, ma con i toni dimessi che gli attentati terroristi negli Usa hanno imposto
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Doveva essere un consiglio comunale particolare, l’ultimo che è si svolto a Vergiate nei giorni scorsi. Bisognava eleggere il Presidente del consiglio e il suo vice. Nulla di strano per un comune abituato a queste cariche, insomma per un comune che oltrepassa i quindicimila abitanti. Inconsueto per quella schiera di comuni-paesi, che alla soglia dei quindicimila abitanti non ci arrivano e spesso e volentieri neppure agli onori della cronaca, come si usa dire. Invece Vergiate. Circa ottomilacinquecento abitanti, ha scelto di fornirsi di questo ruolo istituzionale. E quindi la serata che avrebbe portato alla designazione di questa figura super partes doveva anche essere un po una festa. Lo è stato, ma con i toni volutamente dimessi che gli attentati terroristici che hanno colpito gli Stati Uniti hanno imposto. Il primo pensiero dell’assemblea, di tutte le forze politiche è stato di solidarietà alle vittime e alle loro famiglie. All’unanimità il consiglio comunale ha votato un ordine del giorno comune che condanna gli eventi ed “esprime orrore e sdegno per gli attacchi terroristici subiti dagli Stati Uniti d’America”. “Al cordoglio delle vittime – continua il documento – si aggiunge la solidarietà del Consiglio nei confronti del popolo e delle Istituzioni americane” A suggellare questo momento i tre minuti di silenzio osservato con commozione dai consiglieri, dal sindaco e dal pubblico presente in sala. Ricerca dei colpevoli e condanna del terrorismo, senza scatenare reazione scomposte e incontrollabili: questo è il senso dell’ordine del giorno a cui i consiglierei hanno scelto di dare concretezza inviandolo all’Ambasciata americana, al Prefetto e alle principali istituzione italiane.
Poi c’è stata l’ambita designazione. Hanno ricevuto il consenso unanime dell’assemblea Mario Bianchi nel ruolo di Presidente e Andrea Monaci in quello di vicepresidente. Ambita perché questi ruoli sono stati fortemente voluti anche dalla precedente amministrazione, che ha provveduto alle modifiche dello statuto comunale per la definizione, anche sulla carta di questi incarichi. “Abbiamo vluto questa figura che non è obbligatoria nel nostro comune – ha detto il sindaco Ilio Pansini – pensando al futuro e ad un’organizzazione dei ruoli sempre più distinta, in questo contesto si deve inserire il Presidente che nel suo spirito super partes deve fungere da sollecitatore del funzionamento dell’organismo che è il consiglio comunale”. Sempre al Sindaco è toccato il compito di illustrare ai consiglieri e al pubblico le funzioni di questa figura e la futura organizzazione delle assemblee consiliari.
In coda agli ordini del giorno si è tornato a discutere di politica interna e tutti consiglieri si sono trovati d’accordo sul testo di un ordine del giorno presentato da Intrieri di Uniti per Vergiate. Riguardava il referendum istituzionale del sette ottobre. Vista l’importanza del quesito referendario, che chiama per la prima volta nella storia della Repubblica, i cittadini a confermare, o meno, la riforma federalista dello stato, il gruppo consiliare si è chiesto se l’importanza dell’atto non richiedesse maggior informazione. Tutti d’accordo, i consiglieri hanno optato per la diffusione del documento presso i vergiatesi avvalendosi dei sempre validi manifesti.
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