Sottrazione di minori all’estero, chiesta a Varese una condanna a un anno e quattro mesi
Matrimonio e separazione in Albania, poi l'arrivo in Italia e qui l'accusa: la decisione unilaterale del padre di riportare in patria i minori. Il difensore di parte civile: “Una donna rimasta 9 anni senza vedere i figli"
Si è aperta con la requisitoria del Pubblico Ministero Arianna Cremona l’udienza svoltasi oggi, 9 marzo 2026, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Varese Davide Alvigini in un processo per sottrazione e trattenimento di minori all’estero.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, i fatti risalgono al 16 giugno 2017. In quella data l’imputato avrebbe portato i figli in Albania per le vacanze estive. Una amica della madre arrivata nell’abitazione dove stavano i minori avrebbe trovato le tapparelle chiuse e nessuno in casa, scoprendo poi che i minori erano stati condotti all’estero.
Per la Procura l’uomo era consapevole di non poter far espatriare i figli, nonostante ritenesse che il divieto fosse decaduto circa un mese prima. I minori sarebbero stati portati fuori dall’Italia senza il consenso della madre e in violazione delle disposizioni del tribunale.
La vicenda familiare, come ricostruito in aula, è complessa. La coppia era divorziata con provvedimento di un tribunale albanese, con affidamento dei figli alla madre. I tre minori erano stati inoltre affidati in un comune del Varesoto nel 2016 dopo episodi di maltrattamenti.
Secondo l’accusa, l’ex marito avrebbe approfittato di un ricovero ospedaliero della donna per portare i figli in Albania. Una volta lì, la madre avrebbe avuto grandi difficoltà a incontrarli, nonostante una decisione del tribunale albanese che, pur affidando in seguito i minori al padre – ritenuto in quel momento più stabile perché lavorava – prevedeva comunque il diritto di visita per la madre. In alcune occasioni, è stato riferito in aula, anche i suoceri avrebbero ostacolato gli incontri.
Nel frattempo uno dei figli, divenuto maggiorenne, è rientrato in Italia per lavorare.
All’imputato viene contestato il reato relativo alla sottrazione e trattenimento di minore all’estero, con l’aggravante della recidiva. Il Pubblico Ministero ha quindi chiesto la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione.
Nel corso dell’udienza è intervenuto anche l’avvocato di parte civile Stefano Bruno, che ha descritto «un panorama di violenze domestiche reiterate», parlando anche di interruzioni di gravidanza legate ai comportamenti dell’ex marito. «A questo si è aggiunto il fatto che da un giorno all’altro la mia assistita non ha più potuto vedere i propri figli», ha sostenuto il legale.
La parte civile ha quindi avanzato una richiesta di risarcimento danni pari a 100 mila euro, con una provvisionale immediata di 30 mila euro, oltre al pagamento delle spese legali. «Una quantificazione difficile – ha spiegato il legale – perché difficile è misurare il patimento di una madre che non ha potuto vedere i figli per quasi dieci anni».
Lo stesso difensore ha inoltre chiesto al giudice che, in caso di condanna, l’eventuale sospensione condizionale della pena venga subordinata all’adempimento delle obbligazioni civili.
Di diverso avviso la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Fabio Bascialla, che ha sollevato un’eccezione preliminare sull’assenza di querela, ritenuta necessaria per procedere, querela che sempre secondo il legale avrebbe dovuto essere presentata dall’ente a cui i minori erano stati affidati e non alla madre. Nel merito, il legale ha ricordato che il tribunale albanese aveva poi disposto l’affidamento esclusivo dei figli al padre, ritenendolo «la persona più adatta a prendersi cura e gestire i minori».
Nel corso dell’udienza è stato inoltre richiamato dal giudice il tema della prescrizione per altre contestazioni collegate alla vicenda.
Al termine della discussione il giudice Davide Alvigini ha rinviato l’udienza al 20 marzo 2026 per la sentenza.
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