Giovani che scappano catturati dalla rete della comunità…

Nei mesi scorsi Varesenews ha dedicato un dossier al disagio minorile e alle sue cure, ma c'è chi il disagio lo previene con lo sviluppo di relazioni nel paese, come la Cooperativa Totem

"Sviluppo di comunità" è il metodo. Uno fra i principali obiettivi degli interventi è la prevenzione del disagio giovanile e chi innesca i processi di cui parleremo è la Cooperativa Totem di Varese. Nei mesi scorsi avevamo parlato, in un dossier, del disagio giovanile e delle cure. Ma c’è invece chi, con il suo lavoro punta a creare un ambiente e una realtà più ricca di opportunità per i giovani. Questo ambiente è la comunità, con le sue relazioni e con le sue collaborazioni, che possono incaricarsi di dare una soluzione ad esigenze e bisogni avvertiti dai giovani. "E non servono superespertoni – spiega il presidente della cooperativa Marco Quirici – per mettere in relazione la parrocchia con l’associazione sportiva e con i gruppi di giovani non servono grandi specializzazioni". Perché il lavoro in questo consiste e la filosofia da cui tutto si origina è il giovane al centro di relazioni. "Ci sono modi diversi di intendere il disagio, per qualcuno rappresenta un problema interno, per noi quando questo tipo di malessere c’è, è sociale e la nostra analisi si dirige all’intorno del ragazzo". Sono operatori sociali, educatori, animatori, psicologi o pedagogisti, ma in quest’ottica di lavoro preferiscono chiamarsi "facilitatori di processi", come spiega un coordinatore della cooperativa, Massimo Lazzaroni.

Lavorano soprattutto in piccoli comuni, anche consorziati fra di loro. E non è un caso. Sono infatti queste realtà, che non superano mai i diecimila abitanti, a risentire della disgregazione del tessuto sociale. Laddove il senso di appartenenza alla comunità è sempre stato elevato, rispetto ai grossi centri, la possibilità di disgregazione rappresenta una pesante minaccia. I primi risultati si intravedono nella popolazione più giovane, che scompare dal paese. E, se resta nelle piazzette, piuttosto che nel baretto, manifesta malessere. "La cosa più triste in questi giovani è la mancanza di speranza, molti dei ragazzi con cui ci troviamo a lavorare hanno già un impiego, le loro capacità economiche e una vita di relazione, che nella stragrande maggioranza dei casi è povera, non hanno molte opportunità per fare esperienze che esulano dal produrre per consumare" spiega ancora Quirici.

In questa realtà si inseriscono i progetti comunali per il benessere giovanile e le competenze della cooperativa Totem. Non offrono pacchetti di soluzioni confezionati, ma creano il quadro all’interno del quale adulti significativi, rappresentanti di associazioni sportive e non e chiunque riveste una funzione pubblica, amministratori compresi, entrino a fare parte di una rete insieme ai ragazzi. Insieme a loro contribuiscono a trovare delle soluzioni a esigenze e progetti.  È la comunità che si prende carico dei problemi che la riguardano. Il lavoro iniziale degli operatori consiste nella ricerca dei gruppi di giovani e degli adulti significativi, nella costruzione della rete e in seconda istanza nell’individuazione dei problemi. Il principale in genere sta nel rapporto intergenerazionale. "Alla fine di alcune esperienze – racconta Massimo Lazzaroni – abbiamo potuto constatare come i giovani comincino a riconoscere nell’adulto un potenziale partner per la realizzazione di alcuni sue aspirazioni, e non più una figura distante".

Con questo metodo di lavoro la cooperativa Totem, formata da cinque soci lavoratori, collaboratori e consulenti, opera in Provincia in diverse realtà comunali. Besozzo, Laveno, Brebbia, Cocquio, la Comunità montana della Valcuvia, Besano, Gorla Maggiore, Solbiate Arno sono alcune delle realtà. In altre sono attivi in ambiti differenti di intervento che vanno dalla formazione alla consulenza per progetti di iniziativa giovanile, ai corsi nelle scuole di grado superiore per la formazione dei rappresentanti di classe e di istituto e a Laveno Mombello hanno allargato il loro raggio d’azione, sperimentando il metodo dello sviluppo di comunità anche nel contesto degli anziani, con un progetto di sviluppo di comunità intergenerazionale. Tutte attività che funzionano? Qualche fallimento c’è. "Ci sono esperienze che falliscono quando ci sono resistenze che noi operatori non siamo stati in grado di smussare e quando i gruppi non riescono a emanciparsi dalla figura dell’animatore, in questi casi è possibile lo sfaldamento del gruppo" conclude Quirici. Ma quando il processo è avviato e arriva il momento di mettersi da parte, il patrimonio costruito di relazioni che resiste è una preziosa eredità per la comunità.

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Pubblicato il 12 Ottobre 2001
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