Imprenditore varesino coinvolto in maxi traffico di droga
Nascondeva cocaina colombiana in casa. Maxisequestro in un'operazione dell'Antimafia al casello di Melegano
Un imprenditore di Marnate, Ernesto Picozzi di 40 anni, titolare della ditta di elettrodomestici Johnson (stufe, phon e tostapane e altri prodotti casalinghi) (nella foto tratta dal sito aziendale), è rimasto coinvolto in un’indagine della Dia su un maxitraffico di droga. Secondo le accuse che gli sono state rivolte dal sostituto procuratore Andrea De Gasperis della Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ha coordinato l’indagine in collaborazione con il personale di Milano, l’uomo sarebbe stato in affari con un gruppo di insospettabili romani per importare cocaina purissima dalla Colombia, destinata a rifornire il mercato della capitale.
Cinque le persone finite in manette al termine dell’operazione, denominata Fiume Rosso e cominciata oltre un anno fa. Al centro dell’organizzazione criminale c’era Antonio Fiorentino, romano di 37 anni. Era lui che aveva i contatti diretti con i cartelli colombiani per l’acquisto della cocaina. A Santo Domingo, dove Picozzi ha una delle sedi della sua azienda, avrebbe conosciuto l’industriale varesino, e l’avrebbe coinvolto nell’affare.
Il traffico è stato scoperto grazie a un maxi sequestro ieri pomeriggio presso il casello autostradale di Melegnano di circa 335 chili di cocaina per un valore di oltre 43 milioni di euro.
Picozzi, hanno detto gli investigatori, ha custodito nella sua villa a Marnate in viale Kennedy, i 335 chilogrammi di eroina purissima sequestrati dalla Dia. Al momento dell’arresto, la madre dell’industriale ha avuto un malore ed è stata portata in ospedale con un’ambulanza. La famiglia di Picozzi – è stato precisato – è tuttavia estranea alla vicenda.
La Johnson Elettrodomestici ha due stabilimenti: uno a
Marnate, l’altro Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana (foto dal sito dell’azienda). E proprio grazie all’attività di import-export con questo
paese, secondo gli investigatori, la cocaina potrebbe essere arrivata in Italia con i container che trasportavano i piccoli elettrodomestici. Picozzi è ora accusato di associazione per delinquere per traffico internazionale di stupefacenti e riciclaggio.
La Johnson impiega circa una trentina di dipendenti. Si tratta di un’azienda a carattere familiare che era stata avviata nel 1964 dal padre dell’imprenditore arrestato. I lavoratori hanno appreso la notizia dalla televisione: non sospettavano nulla.
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