Privatizzare fa bene o fa male? Duello tra destra e sinistra

Varese – Tavola rotonda organizzata dal Prc. Botta e risposta con il presidente della commissione sanità Massimo Buscemi

Giovanni Martina: «Se nel 2002 la sanità lombarda avrà lo stesso deficit del 2001, senza trasferimenti statali, andrà allo sfascio». Massimo Buscemi: «La nostra spesa è in linea con altre regioni, e Roma ci dà meno soldi, questo è un dato inoppugnabile. La nostra qualità ha un costo». Duello cortese ma fermo nei rispettivi contenuti, martedì sera, tra il partito della sanità pubblica e quello della sanità pubblico-privata. Da un lato della barricata il consigliere regionale di Rifondazione Comunista Giovanni Martina, Marco Granelli di Caritas Ambrosiana, Doriano Battistin segretario generale di Cgil Funzione Pubblica. A fare da controparte, il presidente della terza commissione sanità del consiglio regionale, il forzista Massimo Buscemi. A moderare il giornalista televisivo, direttore di Rete55 Gianluigi Paragone. Il primo affondo è di Doriano Battistin. Titolo: i guasti della legge 31. Svolgimento: la divisione tra chi paga e chi eroga le prestazioni ha tolto l’unitarietà dell’intervento sanitario, l’accreditamento è stato dato anche a strutture scadenti, la libera scelta per i cittadini che non hanno conoscenze negli ospedali rimane molto difficile da esercitare, l’aumento delle prestazioni dipende da un principio economico e non dalla loro reale utilità. Risultato: 433 miliardi di disavanzo, troppo mercato nella sanità, meno attenzione alla centralità del malato. Per Marco Granelli (Caritas) il piano socio sanitario è molto centrato sulla sanità e poco sul sociale. E il motivo sarebbe ancora una volta economico. Granelli esprime un’altra preoccupazione: la sanità è un mercato in cui l’offerta induce la domanda. Potenziare certe prestazioni significa indurre la popolazione a fare certi esami e certe operazioni, al di là delle reali esigenze. Il comunista Martina è polemico: «Come verrà ripianato il deficit? Con sforbiciate tremende sui lavoratori, chiudendo interi presidi, oppure a spese dei cittadini». Buscemi contrattacca. «C’è molta disinformazione, il nostro sistema sanitario non era più sostenibile, in Lombardia avevamo una forte tradizione di eccellenza e di privati competenti, la riforma ha voluto valorizzare questo patrimonio, rendendolo accessibile a tutti». I costi non spaventano Buscemi, ma il consigliere regionale gallaratese puntualizza che in Lombardia, dato i livelli di eccellenza, vengono a curarsi cittadini da tutta Italia. «Non mi pare poi che nel piano socio-sanitario vi sia poca attenzione al sociale» aggiunge infine, rispondendo alle critiche del No profit. Prima di arrivare in consiglio il piano è stato visto da molte associazioni e forze della società civile. Ne sono nati molti emendamenti che le opposizioni presenteranno in consiglio. Buscemi, su questo fronte, offre dialogo: «Non è un documento blindato». Difficilmente verranno però accolte le istanze di Rifondazione. Martina contesta duramente la trasformazione delle Asl in Pac, programmazione acquisto e controllo, la fine di un sistema pubblico di prevenzione sul territorio, l’esternalizzazione, la trasformazione in fondazione degli ospedali che prelude all’entrata del mercato in corsia. Massimo Buscemi rassicura: «La sanità lombarda era, è, e resterà pubblica». I suoi avversari storcono il naso.

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Pubblicato il 30 Gennaio 2002
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