Ormai i margini di ricucire lo strappo nel centrosinistra sono strettissimi. È questione di ore. Almeno dalle voci che si susseguono nei palazzi della politica. Roberto Molinari, segretario cittadino del Ppi non crede al fatto che i giochi siano davvero fatti. «I diesse devono dirci che preferiscono l’alleanza con Fassa a quella con noi. Per me la campagna elettorale si farà con tre schieramenti, il Polo, il Centrosinistra e in mezzo Fassa con la sua lista». Il leader popolare non usa mezzi termini per definire alcuni attori della politica. Berlusconi? "è un pericolo per la democrazia". Fassa? "il principe feudale", Fumagalli? "sotto i baffi il nulla", Malnati? "il peggior nemico di Fassa". Molinari è salito alle cronache politiche della città da alcuni mesi. Esattamente dal 13 ottobre quando è stato eletto segretario cittadino del Ppi. La sua storia è intrisa di politica. Trentotto anni, ha iniziato a militare nei giovani Dc nel 1982. Poi dal 1988 al 1992 è stato delegato giovanile sempre per lo scudocrociato. A lui e altri giovani il peso della gestione di tangentopoli in cui venne spazzata via la "balena bianca". L’ultimo atto, un’autentica provocazione e novità per il nostro paese furono le primarie alle elezioni comunali che videro però la forte avanzata della Lega e che aprirono il quinquennio di Raimondo Fassa a Palazzo Estense. Molinari si concede una pausa dalla politica per qualche anno. «Nel frattempo mi sono laureato alla Statale in scienze politiche con una tesi di taglio sociologico sulle scuole di formazione socio-politica nel mondo cattolico». L’amicizia e il lungo rapporto di collaborazione con Padre Pintacuda di Palermo, grande ispiratore della famosa "primavera" con Leoluca Orlando, gli ha fruttato la pubblicazione di una sintesi del suo lavoro scolastico. Nel 1998 è tornato a far politica attivamente fino all’attuale carica di segretario. Un’autentica passione per la politica, come mai? «Il mio è stato un percorso tipico di tanti giovani cattolici. L’impegno in oratorio non bastava più e allora è nato l’interesse e la passione per la politica»
Ha iniziato nella Democrazia cristiana. Una scelta scontata? «Per certi versi si. Era un percorso quasi naturale. Io non ho mai avuto pregiudiziali ideologiche, anzi ero considerato l’uomo del dialogo prima con il Partito comunista e poi con i Ds. Noi giovani eravamo convinti di cambiare la realtà da dentro la Dc, convinti che se questo partito avesse svoltato a destra non avrebbe mai retto la competizione con una sinistra riformista».
A Varese però la politica democristiana in quegli anni voleva dover dire fare i conti con Comunione e liberazione. Che rapporto aveva con loro? «Molto conflittuale, ma anche di profonde amicizie. Allora come oggi c’erano delle profonde divergenze sulle scelte politiche. Pensi che Il sabato (settimanale legato a Cl, ndr) mi accusò di essere un intellettuale di sinistra. L’errore più grande di Cl è di non capire che le categorie di fede in politica non funzionano».
Perché poi la scelta del Ppi? «Rispetto a Forza Italia, che è lo specchio peggiore della nostra realtà attuale, mi dividono mille miglia. Faccio un esempio per tutti. Loro fanno dei sondaggi il loro maggior strumento politico. Ma non dovrebbero essere le idee, i valori? Se riduciamo la politica al solo perseguire il consenso meglio che mi dedichi ad altro. Rispetto al Ccd-Cdu è la scelta di campo. Siamo tutti moderati, ma è sul modo di intendere la politica che ci dividiamo. Loro hanno ancora rigidi e falsi retaggi ideologici. Vedono ovunque i comunisti. Il popolarismo invece nasce e cresce tra la gente. Crede nel riformismo e non nella conservazione. Noi vogliamo una leale concorrenza tra diversi riformismi. Questo poteva essere l’Ulivo. Far proprio questo principio significava far avanzare una cultura maggiore nel Pese e ciò avrebbe ulteriormente avvicinato forze che per 50 anni si erano combattute».
E Berlusconi… «Il centro destra va sconfitto sui contenuti. Quello di Berlusconi è un autentico governo dell’antipolitica. Un autentico pericolo per la democrazia. Questa non è un sistema feudale come la intende Berlusconi. I suoi continui interventi sono un insulto alle regole democratiche. Ma tutti noi dobbiamo fare attenzione perché la tentazione di riportare simili modelli nel centrosinistra è forte. Sarebbe la nostra fine».
Passiamo a ragionare sul Varese. Elezioni ormai prossime. Un giudizio sull’amministrazione Fumagalli. «Dieci anni di potere della Lega. Un giudizio negativo. Poi gli ultimi cinque sono andati ancora peggio. Di Fumagalli mi vien da dire che sotto i baffi c’è il nulla. Lui, come la Lega si muovono ormai da tempo in modo estemporaneo, senza alcun progetto politico e amministrativo».
Lei cosa farebbe per Varese? «Occorre un vero progetto politico perché è la politica che deve trovare le risposte alle esigenze dei cittadini. Ci sono due grandi cose da fare: potenziare l’Università e creare un polo culturale. La prima perché così si creano dei centri d’eccellenza con un forte miglioramento culturale e un patrimonio di innovazioni. Il polo culturale potrebbe partire da un polo museale con in cima il Castello di Masnago, Villa Panza e altro. Questo potrebbe far poi sviluppare un centro congressi e da qui altre strutture alberghiere. Dobbiamo sfruttare meglio le opportunità che potrebbero venire da Malpensa. Da ultimo occorre riprendere un cammino per migliorare la qualità della vita».
In aprile ci saranno le elezioni amministrative. È sotto gli occhi di tutti che nel centrosinistra è in atto una vera e propria spaccatura. Come mai? «I problemi vengono dal tipo di percorso che si è scelto. Noi diciamo che occorre una garanzia democratica alle scelte. Occorre fissare un programma, condividerlo e poi individuare il candidato ideale per realizzarlo. Anche le elezioni amministrative sono una questione politica e quindi una questione di democrazia»
Cosa non va nell’ipotesi di Fassa candidato del centrosinistra? «Diverse cose. Noi non lo abbiamo osteggiato da subito pur facendo presente che eravamo stati contro la sua Giunta quando era sindaco. Ma l’autentica doccia fredda è stato il suo modo di porsi. Un aut aut, o si faceva come diceva lui o niente. Ha chiesto ai partiti di farsi da parte e di sciogliersi in una lista civica. La morte e il delirio della democrazia. Un perfetto esempio di antipolitica tanto quanto quello di Berlusconi. Se vogliamo rifondare la politica bisogna aver coraggio».
Ma questo non rischia di lavorare per un progetto magari nobile e poi perdere le elezioni? «Le elezioni a Varese si perdono se si crede nella tesi di Fassa. Noi abbiamo proposto liste d’area in modo di intercettare ogni tipo di elettore»
Cosa ha fatto il Ppi per garantire un percorso democratico nello schieramento dell’Ulivo? «Sono sei mesi che si cerca un’intesa, ma via via si è fatta avanti una pregiudiziale inaccettabile, quella della lista cittadina».
E ora? «Ora attendiamo dai Ds che ci dicano se stanno con Fassa o con noi. Ne andrà ovviamente degli equilibri provinciali».
Ma Malnati in una recente presa di posizione ha detto che Fassa è il candidato dell’Ulivo… «Malnati è il peggior nemico di Fassa perché uscendo così ha chiuso ogni porta al dialogo. Loro comunque non possono usare il simbolo dell’Ulivo perché così è stabilito nel patto di fondazione»
Quindi potreste anche correre da soli con un vostro candidato sindaco? «Non lo sappiamo, ma se gli scenari restano questi è probabile».
E se questa vostra uscita facesse perdere al centro sinistra l’opportunità di vincere le elezioni? «E chi lo dice che è la nostra uscita? Saranno gli elettori a premiare le scelte. Queste devono essere coraggiose e a volte costare anche sacrifici, ma sui principi non si può cedere. E nessuno pensi di fare pressioni dall’alto, ossia dal regionale o addirittura dal nazionale. Noi siamo a Varese e perciò decidiamo noi sulle amministrative. Se così non fosse almeno io me ne andrei subito»
Chi potrebbe essere il vostro candidato? «Come faccio a dirglielo. Se staremo con tutto il centrosinistra non deve essere per forza uno di noi. Se invece si correrà come Margherita e magari altri allora individueremo il soggetto dopo un percorso democratico. Noi comunque crediamo ancora nella possibilità di un accordo tra i partiti».
Con fuori Fassa? «Oggi per forza…»
Se dovesse vincere il centrodestra o la Lega, o loro insieme e vi chiedessero di votarli o appoggiarli, quale sarà il vostro comportamento? «Coerenti. Siamo stati votati per fare opposizione e questa faremo. certo se ci proponessero di attuare il nostro programma potremmo pensarci, ma sarebbe assurdo»
Sia sincero, se la responsabilità di una sconfitta venisse imputata a voi… «Non è questo il fatto. Noi dobbiamo fare politica senza adattarci a questo sistema che non condividiamo. Dobbiamo lavorare per cambiare a costo di sacrifici momentanei. Vede mi è già capitato di stare in una brutta situazione politica, quando verso la fine della Dc, ci dicevano che per cambiare le cose dovevamo prendere il potere. Ha visto come è andata a finire?»
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