Si è registrata alla polizia la prima prostituta in regola

Il mercato del sesso diventa legale e i primi effetti cominciano a farsi sentire. Proposta anche al consiglio regionale lombardo

Lei è una ragazza svizzera, bella, intraprendente e probabilmente con una certa fiducia nelle istituzioni. Con quel tanto di coscienza civica e di managerialità per andare, a qualche giorno dall’approvazione della nuova legge che in pratica regolarizza la prostituzione nel Canton Ticino, al primo ufficio della polizia cantonale e dirsi disponibile a portare tutte la carte necessarie per ottenere il nullaosta. Finisce in teoria l’era del mercato del sesso nascosto, nel cantone dirimpettaio, e inizia quella della certificazione di un mestiere che in Italia significa ancora e soprattutto schiavismo.
La notizia della prima donna che ha fatto richiesta per regolarizzare la propria posizione è stata data ieri della Rsi, radio svizzera italiana, ed è stata salutata a Bellinzona e Lugano con grande curiosità. La polizia cantonale, ha spiegato l’emittente, dovrà ora trasmettere tutti i dati della donna alla divisione delle contribuzioni e alla divisione della salute pubblica: contributi e previdenza, insomma, come ogni buon lavoratore.
Non ci sarà però una corsa alla registrazione, spiegano i giornali ticinesi, poiché le ragazze che si prostituiscono nel cantone sono per la maggior parte straniere, in particolare sudamericane e dell’Europa dell’Est, e si trovano nel paese elvetico con permessi turistici.
La nuova legge ticinese prevede principalmente due misure: l’obbligo della notifica alla polizia cantonale per chi esercita la prostituzione e la possibilità per i Comuni di stabilire i luoghi dove poter esercitare. Per chi volesse uscire dal giro, ci sarebbe sempre la possibilità di rivolgersi gratuitamente ad associazioni riconosciute dal consiglio di stato.
Gli obiettivi sono evidenti: combattere i reati connessi alla prostituzione illegale (droga e sfruttamento per primi) ed evitare problemi di ordine pubblico.
Anche in Italia si discute da qualche anno sull’opportunità di riaprire le case chiuse. Il dibattito venne riaperto nella scorsa legislatura da alcune proposte avanzate dal ministro degli affari sociali Livia Turco. Anche nel nuovo governo, però, il problema viene tenuto in considerazione, come dimostrano le ultime dichiarazioni, pur in mancanza di una proposta organica, del presidente del consiglio, sulla volontà di ripensare la cosiddetta legge Merlin. E proprio di ieri è la notizia che Il Presidente della Commissione Cultura della Regione Lombardia, Silvia Ferretto Clementi di Alleanza Nazionale ha presentato una proposta di legge che va in questa direzione al consiglio regionale. Ferretto ipotizza cooperative autogestite dalle prostitute e controlli sanitari con obbligo di cura in caso di malattia. A questo riguardo vale la pena citare il dossier che Varesenews realizzò nel luglio, partendo da una pagina di giornale in cui prostitute offrivano incontri con un semplice annuncio più o meno camuffato e un numero di telefono: da allora poco è cambiato. Chissà invece se l’opinione dei varesini sulla legalizzazione della prostituzione è rimasta la stessa del 2000. Al sondaggio parteciparono più di 300 internauti, che votarono per l’87% a favore della riapertura delle case chiuse.

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Pubblicato il 06 Gennaio 2002
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