Tempi duri per chi ha un malato in casa

Varese/Somma Lombardo - Proteste per una serie di disservizi nell'assistenza domiciliare. Parte un esposto alla procura. Ma l'Asl replica: «Ora è tutto a posto, era solo un periodo di assestamento»

Anziani non autosufficienti, malati cronici, malati terminali. Per chi si trova a gestire un familiare in situazioni drammatiche l’assistenza domiciliare è un bene irrinunciabile. Il servizio, che viene gestito in appalto, sta però generando proteste e malumori in alcuni distretti del Basso Varesotto (Azzate, Gallarate, Tradate, Saronno, Castellanza, Busto Arsizio, Somma Lombardo, Sesto Calende).
A distanza di pochi mesi dall’affidamento a tre ditte, sono pervenute alla Asl numerose telefonate e lettere di protesta per la qualità delle prestazioni.
Il caso più eclatante è quello di Somma Lombardo. Alcuni cittadini hanno infatti presentato reclami scritti parlando di incompetenza, qualità pessima, e in un caso anche di un intervento maldestro che avrebbe provocato una perdita di sangue al paziente. Le lamentele recapitate all’Asl fanno esplicito riferimento a prestazioni saltate senza motivo, a un cambio continuo di infermieri, alla mancanza di rispetto degli orari, ad assistenze svolte in modo frettoloso e alla mancanza di camici e strumenti.
Di fronte a questa situazione ai limiti della sopportazione l’azienda sanitaria non è però rimasta a guardare. Il responsabile del distretto di Somma Lombardo , Tito Livio Mascia, ha infatti segnalato a una delle ditte, la Sapio Life, gli episodi contestati.
La vicenda è giunta in gennaio sui tavoli della Procura della Repubblica di Varese a seguito di un esposto presentato dal sindacato di base Rdb. L’organizzazione, entrata per la prima volta quest’anno nella Rsu, non fa che mettere nero su bianco quanto già espresso nelle lettere di protesta.
Nonostante l’appalto concesso – scrivono i sindacalisti – sia di una certa consistenza, al momento di decorrenza la cordata vincente (formata da tre ditte: ATI Sapio Life, Studio Gallo e cooperativa Prisma) non era in grado di garantire tutte le prestazioni previste nel capitolato d’appalto in quanto sprovvista di personale. Solo ultimamente la cordata avrebbe provveduto, ma con lavoratori precari, infermieri in maternità in attesa di rientro e lavoratori del milanese che operano nei giorni di riposo, senza cambiare di fatto, spiegano Marcello Siviero e Ivana Graglia della Rdb, la situazione di disagio dei pazienti. Risultato: la rinuncia al servizio da parte di molti cittadini, in un settore, quello delle prestazioni a domicilio, che riguarda categorie deboli ed esposte alla sofferenza.

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Pubblicato il 14 Gennaio 2002
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