Bocconi amari per gli scolari non residenti

Niente più buoni mensa agli alunni dei comuni limitrofi. Pagheranno 8.800 lire al giorno invece delle attuali 5.500

Gli scolari che provengono dai comuni limitrofi a Gallarate dovranno a breve ingoiare un aumento di 3.300 lire sul costo del pasto in mensa. Le 5.500 lire finora pagate diventano quindi 8.800, con la fine della copertura pubblica di una parte delle spese. «Il costo del servizio era invariato da alcuni anni e andava alzato – spiega l’assessore all’istruzione Ivan Vecchio (Ccd-Cdu) – ma non ci sembrava giusto che a pagare fossero i contribuenti gallaratesi. Abbiamo deciso invece di mantenere costi bassi per i residenti e di alzare il costo per i non residenti. Capisco che la decisione possa far pensare, ma avevamo solo queste due strade a disposizione. Possiamo anche cambiare idea – spiega con un paradosso l’assessore – però dovrebbero essere i gallaratesi a chiedercelo». 

Con il nuovo regime tariffario cambiano anche la cose per i residenti, che verranno inseriti in una griglia di fasce di reddito, determinate grazie all’indicatore Isee entrato in vigore quest’anno. «Vuol dire che il costo rimane invariato per i redditi medio bassi: gli aumenti riguardano solo la fasce alte» aggiunge Vecchio. 

Niente fasce di reddito invece per le famiglie non gallaratesi, alle quali viene applicato il costo pieno che il Comune deve corrispondere alla ditta che gestisce l’appalto. Questa scelta viene fortemente contestata dal centrosinistra. Gianfranco Selvagio, consigliere comunale della Margherita, parla di iniquità: «Non mi sembra giusto – argomenta – che il 25 per cento dei ragazzi delle materne, elementari e medie della città, debba vedersi togliere un contributo sul pasto perché non abita a Gallarate» Ma quali soluzioni proponeva l’opposizione? Questa manovra, secondo il centrosinistra, si sarebbe potuta evitare con una politica tariffaria complessiva diversa, giudicata dall’opposizione apertamente antipopolare. Tutte critiche che la maggioranza respinge con molta determinazione, citando a proprio merito la tassazione rimasta invariata, e contestando l’accusa di aver aumentato in maniera indiscriminata i costi dei servizi sociali. Su questo punto, le versioni divergono, alimentando una polemica che non accenna a diminuire. 

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Pubblicato il 26 Febbraio 2002
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