Carabelli, si spera in una proroga della cassa integrazione straordinaria
Sconforto tra tutti i 146 dipendenti della storica manifattura dopo la dichiarazione di fallimento: «speravamo in una soluzione che comprendesse entrambi i rami della fabbrica»
| Diciotto mesi di amministrazione straordinaria sono stati interrotti lo scorso 8 febbraio nel calzificio Carabelli di Solbiate Arno dalla dichiarazione di fallimento decretata dal Tribunale di Busto Arsizio. Nonostante la situazione della Carabelli, i 146 dipendenti del ramo calze hanno accolto la notizia con grande amarezza. «Rispetto a questa vicenda, durata 18 mesi – dice una dipendente del calzificio, Barbara Baldassarri, RSU CISL-FEMCA – l’amministrazione straordinaria è servita perchè ha dato ai dipendenti la possibilità di lavorare nell’azienda e solo chi ha toccato con mano ciò che è stato fatto può capire quello che stiamo passando in questi giorni. Tutti i lavoratori hanno sperato fino all’ultimo in una soluzione che potesse riguardare tutti i dipendenti» Nel corso dell’amministrazione straordinaria, decretata il 17 aprile del 2000, e terminata lo scorso gennaio, si è tentato di vendere l’azienda, operazione solo in parte riuscita con la presa in carico di 68 dipendenti del ramo filatura dalla Legnano Tinti. Sorte avversa, invece, per i restanti 146 dipendenti, per i quali a nulla sono valsi gli sforzi del commissario straordinario Alberto Falini per tentare di vendere questo ramo dell’azienda e ricollocare quindi i dipendenti. Poi la dichiarazione di fallimento, avvenuta nei giorni scorsi. Antonio Ciraci, segretario provinciale della CGIL FILTEA, ha atto sapere «che verrà chiesta al Tribunale di Busto la possibilità di una cassa integrazione straordinaria per i prossimi 12 mesi, come previsto dalla legge. Una volta ottenuto questo provvedimento sarà possibile ripensare ad una serie di altri provvedimenti atti alla riqualificazione del personale». Anche sul piano dei rapporti con le amministrazioni comunali si sta continuando nel tentativo di coinvolgere i sindaci del comprensorio per una mediazione atta a risolvere la situazione. |
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