Facchini: «Signor giudice riconosco di aver sbagliato»

Da stamattina tribunale in camera di consiglio per la sentenza tangenti. Dichiarazioni finali degli imputati eccellenti

Carlo Facchini, ex segretario del Psi: «Signor giudice, riconosco di avere sbagliato». Paolo Caccia, ex deputato Dc: «Contro di me c’è stato un atteggiamento colpevolista». Due modi diversi per guardare al passato. A dieci anni esatti dai primi arresti eccellenti di Tangentopoli questa mattina il tribunale di Varese si è ritirato in camera di consiglio per decidere le responsabilità degli oltre 60 imputati (politici, professionisti, imprenditori) per i quali il pm Abate ha chiesto oltre tre secoli di carcere. Nessuno fa previsioni sulla data della sentenza, che comunque dovrebbe cadere a ridosso del voto del 26 maggio prossimo per le amministrative. Secondo quanto stabilisce la legge i componenti del tribunale (il presidente Franco Mancini e i giudici a latere Carmelo Leotta e Oriente Capozzi) dovranno chiudersi in una sorta di "conclave", completamente inavvicinabili dall’esterno; la camera di consiglio è stata allestita in un hotel cittadino dove i tre giudici rimarranno fino alla lettura della sentenza. Questa mattina, sempre in base a quanto previsto dal codice, il presidente Mancini ha dato la possibilità agli imputati di fare dichiarazioni spontanee. E’ stata così l’occasione per alcuni di loro di esporre brevemente il loro punto di vista dopo che durante il dibattimento avevano scelto di non sottoporsi all’interrogatorio. Nel caso ad esempio di Facchini è stato rotto un silenzio che durava da dieci anni esatti, dal momento dell’arresto avvenuto alle quattro di notte dell’8 magio ’92. «Non mi voglio chiamare fuori – ha detto l’ex numero uno del Garofano – ho riconosciuto di avere sbagliato e lo stesso pubblico ministero ha affermato che nel corso delle indagini la mia è stata una collaborazione a 360 gradi. Non ho mai avuto una vita dispendiosa, non ho fatto viaggi esotici. Attendo il giudizio con profonda coscienza religiosa». È stata una dichiarazione letta sottotono, nella voce e anche nei contenuti, ben diversa da quella di un altro big della politica varesina tra gli anni ’80 e ’90, l’ex parlamentare democristiano Paolo Caccia, il quale ha protestato ancora una volta la sua innocenza rispetto alle gravissime accuse che gli vengono mosse: «Non ho partecipato fino a oggi al processo – ha detto – per la mia incapacità di ascoltare accuse che ritengo ingiuste e che mi hanno sconvolto. Ritengo che l’atteggiamento del pubblico ministero nei miei confronti sia stato persecutorio, non equanime e colpevolista. Mi sono giudicato con severità: ritengo di essere una persona diversa da quello che si vuol far credere. Sono andato in parlamento senza rappresentare poteri forti e non per meriti aziendalistici». Ora si attende la sentenza; secondo le previsioni più ottimistiche la lettura avverrà tra una settimana, secondo altre proiezioni non prima di quindici giorni.

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Pubblicato il 08 Maggio 2002
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