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La neonata società che gestirà le acque della provincia è nata sotto il segno del timore. Preoccupazione è stata espressa questa mattina nel corso dell’assemblea dei dipendenti della società multiutility varesina. Dell’esistenza di Reteacqua spa hanno saputo a giochi fatti: «Contravvenendo ai tutti i protocolli sottoscritti – denuncia Ivana Brunato, segretaria provinciale della CGIL – il sindacato non è mai stato contattato. Abbiamo saputo le cose una volta decise. Ora chiediamo con forza che la società ci riceva per metterci al corrente della situazione.» Com’è facile intuire, il pericolo maggiore che si corre è che l’accorpamento di diverse realtà porti ad una razionalizzazione della forza lavoro e, quindi, alla mobilità o alla cassa integrazione. Oltre tutto, lamentano le RSU, in recenti riunioni con i vertici di Aspem e Agesp è emersa la mancanza di piani industriali. Davanti a tanto mistero le preoccupazioni si moltiplicano perché, vista la politica al risparmio degli ultimi anni, logica vorrebbe che le conseguenze siano trasferimenti ad altre sedi o mobilità. E se per i lavoratori del servizio acquedotto, ormai scorporati, si tratta di sapere quale destino li attende, per i colleghi di gas e igiene ambientale, il futuro appare ancora più nebuloso. Le voci si rincorrono, come afferma un rappresentante sindacale del settore igiene ambientale:«Da indiscrezioni sembra che la società Econord (unica sopravvissuta nella gara per la privatizzazione della società) sia tornata alla carica manifestando interesse per il servizio a lei affine, inerente, cioè, ai rifiuti.» Una mattinata, quindi, trascorsa ad affilare le armi in vista di un eventuale scontro per la difesa del posto di lavoro e dell’elevata professionalità raggiunta dai dipendenti di Aspem.
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