Più lavoro e retribuzione incerta, dipendenti delle Poste in sciopero

Aperta una nuova vertenza sui diritti negati e nelle prossime settimane verrà valutata l'opportunità di nuove e più incisive iniziative di lotta

Riceviamo e pubblichiamo

Dal 6 maggio i cosiddetti sportellisti degli uffici postali sono costretti a lavorare di più e senza la certezza della corrispondente retribuzione.

L’8 marzo un accordo non sottoscritto dalla Cgil e dalla Cisl (circa il 70% della rappresentanza sindacale certificata con l’ultima elezione delle RSU) e firmato invece dalla Uil, dall’Ugl e dai sindacati autonomi, fornisce all’azienda lo strumento per il peggioramento delle condizioni di questi lavoratori.

Questo accordo è diventato operativo il 6 maggio e, dopo una campagna capillare di assemblee in tutti gli uffici postali della Regione, Cgil e Cisl hanno deciso lo sciopero odierno che già da questa mattina, 27 maggio,  si sta prefigurando come una mobilitazione dalla partecipazione molto alta.

L’accordo prevede la modifica degli orari di apertura degli uffici postali e, come conseguenza, la riduzione dei tempi dedicati alla chiusura contabile, quella che lo sportellista è tenuto a fare una volta chiuso l’ufficio al pubblico.

Di fatto il lavoratore è costretto ad allungare la sua giornata lavorativa senza la certezza della corrispondente retribuzione. Questa mancata certezza è dovuta al fatto che in Poste Italiane non è in vigore la certificazione automatica dell’orario di lavoro, nonostante il contratto di lavoro la prescriva obbligatoriamente dal primo gennaio di quest’anno. In sostanza il pagamento dello straordinario è affidato alla sola discrezionalità aziendale.

Sono anni che questo contenzioso è aperto tra sindacati e azienda e invece di essere risolto, dal 6 maggio viene aggravato per effetto dell’allungamento degli orari di apertura degli uffici postali. Il superamento dell’orario contrattuale diventa strutturale e non si ha la certezza che venga retribuito.

Questo il motivo principale della dichiarazione dello sciopero di oggi, che è di protesta contro decisioni aziendali che, oltre tutto, aggravano la condizione lavorativa in senso più generale. Come è noto in pochi anni Poste Italiane ha ridotto i suoi organici di oltre settantamila lavoratori, come dire che il risanamento di questa azienda è stato realizzato con il solo taglio del costo del lavoro e l’assoluto peggioramento della condizione lavorativa dei dipendenti.

Negazione dell’orario contrattuale, mancato pagamento dello straordinario, impedimento al godimento delle ferie, mobilità esasperata, sono l’altra faccia del "risanamento" aziendale.

I nuovi orari peggiorano questa condizione e questo è il vero motivo dello sciopero.

Con l’azienda, la settimana scorsa, la SLC Cgil e la SLP Cisl hanno aperto una nuova vertenza sui diritti negati e nelle prossime settimane valuteranno l’opportunità di nuove e più incisive iniziative di lotta.

Infine le OOSS stanno vagliando l’opportunità di denunciare Poste Italiane per un abuso della legge sullo sciopero nei servizi di interesse pubblico, che in questa circostanza è stata utilizzata per condizionare la riuscita dello sciopero stesso.

 

Milano, 27 maggio 

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Pubblicato il 27 Maggio 2002
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