Immigrazione: «manca una politica dell’accoglienza»
Secondo la Cgil «non c’è nessuna politica di integrazione e accoglienza»; i commenti dell'associazione artigiani e commercianti sulla situazione
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Saronno sta ormai diventando una realtà multietnica, più che nel resto della provincia di Varese. Ad affermarlo sono diverse realtà lavorative saronnesi le quali puntano il dito sulle cause che portano a tali comportamenti. «Saronno è sovresposta al fenomeno dell’immigrazione, soprattutto per la sua collocazione geografica, al confine con Milano e Como – spiega Martignoni della Cgil saronnsese – La stragrande maggioranza di questi extracomunitari lavora, ma in nero. Nella zona abbiamo un’imprenditoria che sfrutta questo personale per ridurre i costi. Molte segnalazioni ci arrivano anche da alcuni paesi delle altre due province e questo dimostra come il saronnese stia diventando un ricettacolo di questa condizione». Martignoni si chiede così quanto il territorio faccia per queste persone: «Non c’è nessuna politica di integrazione e accoglienza. Finchè questi extracomunitari lavorano, nessuno parla, ma quando non lavorano non sanno dove andare; la gente comincia a lamentarsi e così "gli extracomunitari danno fastidio”. È chiaro che poi, senza un’adeguata politica di accoglienza, accadano i casi dirompenti degli ultimi giorni. Adesso dovremmo mettere in mano la palla all’amministrazione comunale. Se vi fossero una politica sociale e del lavoro diverse, molti di questi fatti si potrebbero evitare». A dimostrazione della multietnicità saronnose non è solo l’alta presenza di stranieri che fanno parlare si sé per gli atti di violenza, ma anche i numeri di coloro che lavorano regolarmente. Sono in aumento sia quelli che si iscrivono all’associazione commercianti, sia coloro che vanno ad aprire la partita Iva all’associazione artigiani. Per i commercianti, attualmente, gli iscritti sono una quindicina, per lo più ambulanti. «Questi episodi di violenza accadono sempre più spesso – spiega il presidente dell’associazione commercianti Nazzeri – Per conto nostro abbiamo sempre chiesto maggiore presenza delle forze dell’ordine, ma non dobbiamo dimenticare anche noi in passato siamo andati a New York a fare i mafiosi. Di extracomunitari che lavorano ce ne sono tanti e molti di loro sono tranquilli. Poi ce n’è qualcuno che, nonostante la propria origine, beve un po’ troppo, le cose degenerano e ci vanno di mezzo tutti, anche quelli che non hanno fatto niente». «Anche noi abbiamo registrato negli ultimi anni un notevole aumento dei clienti extracomunitari – racconta Gisella Conzato, responsabile saronnese degli Artigiani – Sono in media 3 su 5 gli extracomunitari che aprono la partita Iva, ma c’è da dire che molti di loro vengono anche “imbambolati” dagli imprenditori italiani che non vogliono assumerli come dipendenti, impedendo loro di essere anche più tutelati data la scarsa conoscenza della lingua». La Conzato inoltre, nonostante riconosca che la situazione ultimamente sia piuttosto critica per i recenti episodi verificatisi, spiega che lavorare con loro, per la maggior parte dei casi è come lavorare con gli italiani. «È vero, c’è il mussulmano che quando vede di dover trattare con una donna se ne va, ma quelli che non pagano sono anche italiani. È inutile che ci si indigni di fronte al senegalese quando l’”extracomunitario” che non paga ce l’abbiamo anche in Italia». |
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