Reati contro la persona, campanello d’allarme a Gallarate
Indagine Istat sui registri delle procure segnala un forte disagio nell'hinterland milanese
| Prima Legnano, seconda Gallarate, a pari merito con Rho. Una brutta classifica: quella dei reati comunali contro la persona e la famiglia nel distretto di Milano. Il dato emerge a margine di un’indagine dell’Istat Lombardia, condotta in collaborazione con la procura generale di Milano e la corte d’appello del capoluogo. Il documento prende in considerazione il registro generale (Re.Ge.) delle undici procure che fanno riferimento alla corte d’appello meneghina ed evidenzia, tra le altre cose, la presenza di una forte area di disagio nell’alto milanese. L’hinterland della metropoli annovera infatti il più alto coefficiente di reati, classificati genericamente "contro la persona e la famiglia" (il 27% del totale, il 56% sono invece contro il patrimonio e via di seguito tutti gli altri). Si tratta di una gamma in realtà molto ampia, che va dagli omicidi, alle violenze familiari, fino ad altri molto più lievi, ma che configura comunque la presenza di un accentuato tasso di violenza sul territorio. I dati che ci riguardano direttamente sono abbastanza espliciti: a Legnano, nel 2000, sono stati segnalati 254 casi ogni 10.000 abitanti, a Gallarate e a Rho 223 ogni 10.000 abitanti. Milano, con 220 reati ogni 10.000 abitanti, è solo al quarto posto. «Nessun allarmismo – precisa Alberto Vitalini dell’Istat di Milano – si tratta di un primo tentativo metodologico di dare delle risposte sul tipo di reati e sulla loro distribuzione geografica, che però va confermato da quanto emergerà l’anno prossimo». Ma intanto rimane sul tavolo una fotografia interessante dell’Ovest Lombardia, anche per quanto riguarda la distribuzione complessiva dei reati per circondario. Al primo posto Milano con il 52% dei reati, segue Monza, una procura che ha però un territorio molto esteso, con il 13%. Al terzo posto ecco il circondario della procura di Busto Arsizio con il 7%. Più di Varese (5%), di Como (6%), di Pavia (3%), di Lodi (4%) e degli altri circondari milanesi. C’è però un altro dato che può far riflettere. Al di fuori del territorio metropolitano milanese, le procure con il maggior numero di reati sono quelle del Nord-ovest: Busto, Varese e Como. Questo aspetto viene sottolineato, in particolare, dal sostituto procuratore di Busto Arsizio Giuseppe Battarino (al centro nella foto), da tempo sostenitore della necessità di una nuova corte d’appello che copra il bisogno di giustizia dell’area insubrica.«Dalla quantità di reati del triangolo Como-Varese-Busto Arsizio – afferma Battarino – si può cogliere la specificità di questo territorio: abbiamo 72.000 reati su un totale di 400.000. E se togliamo i 260.000 di Milano e Monza, vediamo che più della metà dei reati rimasti avviene in questa zona. Inoltre c’è una sostanziale omogeneità qualitativa: sono infatti prevalenti reati per stupefacenti, infortuni sul lavoro e quelli contro l’ambiente. Sintetizzando direi che questa fetta di Lombardia ha problematiche simili e necessita una riposta specifica. La soluzione potrebbe essere proprio quella di una corte d’appello dell’Insubria» |
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C’è però un altro dato che può far riflettere. Al di fuori del territorio metropolitano milanese, le procure con il maggior numero di reati sono quelle del Nord-ovest: Busto, Varese e Como. Questo aspetto viene sottolineato, in particolare, dal sostituto procuratore di Busto Arsizio Giuseppe Battarino (al centro nella foto), da tempo sostenitore della necessità di una nuova corte d’appello che copra il bisogno di giustizia dell’area insubrica.





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