Il sogno delle Acli: un uomo fedele al lavoro e alla democrazia

Intervista con il presidente provinciale Ruffino Selmi

La rassegna di incontri per ricordare la figura di Mario Rimoldi, presidente provinciale delle Acli scomparso nel 1992, è lo stimolo e l’occasione per una chiacchierata con l’attuale presidente Ruffino Selmi. 

Come ricordate Mario Rimoldi, presidente provinciale della vostra associazione dal 1974 al 1984? 
"E’ un ricordo molto vivo, segnato prima di tutto da un forte rapporto di amicizia con molti aclisti. La figura di Rimoldi per noi ha rappresentato un richiamo al legame con il mondo del lavoro, data anche la sua esperienza di sindacalista, e di uomo aperto al sociale, con la sua attività nella cooperazione sociale".

Qual è il messaggio che vi ha trasmesso? 
"Rimoldi ha tenuto ferma la barra sul mondo del lavoro, in un’associazione che ha diverse sfaccettature ed ha saputo fare sintesi tra le nostre fedeltà, ovvero quella alla chiesa, alla democrazia e come dicevo prima al lavoro stesso. Ha vissuto in un’epoca storica fortemente attraversata dalla necessità e dalla voglia di vivere l’impegno in prima persona, in prima linea. Il nostro ricordo vuole essere quindi un modo per ripercorrere questi temi fondamentali per la vita della nostra associazione".

Le Acli non sono un accidente della storia, scriveva anni fa Rimoldi.
"Esatto, ci sono percorsi dettati a volte da necessità, ma che poi vengono portati avanti con passione. La Acli nacquero nel 1944 come laboratorio di idee dei lavoratori in un sindacato unitario. Si sviluppò poi una capacità di formare i lavoratori cristiani, in contrapposizione con il marxismo. Una contrapposizione, però, che non metteva in discussione, da nessuna delle due parti, la volontà di difendere i lavoratori. Siamo partiti da questi avvenimenti storici, ma abbiamo vissuta il nostro impegno credendoci fino in fondo".

E oggi, l’associazione è ancora una delle punte di diamante del cattolicesimo di sinistra? 
"Il cattolicesimo democratico si è diviso in rivoli diversi. I cristiano sociali, ad esempio, hanno scelto di aderire ai Ds. Per quanto riguarda le Acli, invece, noi manteniamo una realtà più aperta, dove sia possibile discutere anche all’interno. Ci sono media che alimentano un clima da 1948 e questo può evocare, soprattutto nei tesserati più anziani, possibili nostalgie. Ma in generale credo che il nostro riferimento valoriale e progettuale all’area del centrosinistra non sia in discussione. Quanto alle nostalgie, dico che bisogna essere forti nelle proprie idee e valori di riferimento per non farsi affascinare da opportunistiche rivisitazioni della storia".

Cosa pensa dei girotondi? 
"E’ un bene che ci siano, ma non vanno istituzionalizzati. Non vedo ancora strumenti alternativi ai partiti".

Cosa vi distingue da altre associazioni cattoliche, come ad esempio Azione Cattolica e Comunione e Liberazione? 
"Azione cattolica ha una ‘mission’ specificamente ecclesiale, noi non lo abbiamo mai preteso. Con CL la differenza è culturale. Loro nacquero da una realtà giovanile studentesca, noi dal mondo del lavoro, operaio. Poi abbiamo vissuto percorsi diversi, con sensibilità differenti, come nel modo , per esempio di riferirsi alle innovazioni avviate dal Concilio vaticano secondo.

Esiste ancora una visione cristiana dei lavoratori, in questo mondo moderno? 
"Esiste una visione cristiana dell’uomo, è il lavoro è uno dei segmenti in cui è impegnato un uomo durante la propria esistenza. Noi ci chiediamo qual è il senso del lavoro oggi, se è inserito in un progetto di vita, se fa parte del bagaglio che un uomo deve accumulare per vivere una vita piena e densa di significato".

In genere però si è portati a pensare che il "lavoro è lavoro" e che la propria realizzazione avvenga anche al di fuori. 
"Ma se si taglia l’uomo a fette corro il rischio di non sapere più chi ho di fronte. Penso a chi va in chiesa la domenica mattina. Essere cristiani significa solo partecipare alla funzione religiosa o anche vivere coerentemente tutta la giornata con questi valori? Se la parola di Dio non mi mette in crisi o in discussione su come vivo nei diversi contesti, allora a che cosa serve? Chi l’ha detto che i cosiddetti comportamenti comuni (così fan tutti e quindi non posso non farlo anch’io) non possano essere cambiati?".

Questa scelta è molto esigente
"Differenziarsi cercando di vivere coerentemente certi comportamenti non è necessariamente fondamentalismo. Non stiamo parlando di esteriorità, ma di valori che viviamo dentro di noi. E’ tragico che non si possa distinguere, che non si possa scegliere, che si debba andare sempre dove vanno gli altri".

Che cosa possono dare le Acli a Varese? 
"Stiamo avviando una riflessione sui piani di zona, gli strumenti per dare attuazione alla legge 328 sui servizi sociali. In questo tavolo di programmazione dei bisogni e delle risposte noi vogliamo esserci. Molti nostri servizi vanno in quella direzione".

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Pubblicato il 13 Settembre 2002
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