La Cgil per i diritti di tutti i lavoratori, stranieri e italiani

Al Museo del Tessile l'iniziativa sull'immigrazione della Cgil per rilanciare politiche di solidarietà. Ha partecipato il responsabile nazionale delle politiche migratorie

"Naturalemente solidali" è stato il titolo dell’iniziativa sull’immigrazione organizzata ieri sera dalla Cgil di Varese al Museo del Tessile di Busto Arsizio. Un naturalemente che andrebbe messo fra virgolette. Sebbene l’incontro, al quale ha partecipato il responsabile nazionale delle politiche migratorie della Cgil Alioune Gueye, abbia avuto una presenza di pubblico discreta, c’è anche da sottolineare che l’occasione utilizzata dal sindacato per rilanciare politiche di solidarietà e di difesa dei diritti, ha portato al Tessile soprattutto migranti e pochi italiani. Se, infatti, la legge Bossi Fini riguarda direttamente gli stranieri è però vero che la solidarietà riguarda tutti. E Busto ieri sera è stata un po’ sorda. Non ha così ascoltato le testimonianze degli stranieri. Come quella di Nicoleta Cazacu, vedova di Jon Cazacu, il muratore rumeno ucciso dal suo datore di lavoro a Gallarate nel marzo del 2000. «Non ho mai considerato qualcuno del popolo italiano cattivo, anche se ho subito gravi danni». Insomma di generalizzazioni non ne andrebbero mai fatte per nessuno afferma Nicoleta, che accusa le Bossi Fini di essere una legge confusa e di sfruttare la debolezza degli stranieri.  

Secondo Flavio Nossa della segreteria provinciale della Cgil la nuova legge sull’immigrazione non colpisce solo gli stranieri. Essa non ridurrà solo i diritti degli immigrati, ma renderà più deboli tutti i lavoratori. «Anche nella nostra provincia gli industriali reclamano manodopera straniera, il fabbisogno esiste eppure i contratti di lavoro non si vedono, perché qui gli immigrati clandestini sono chiamati per alimentare economie parallele, con gli effetti di comprimere i salari e di frammentare il mondo del lavoro». Per questo per la Cgil occorre ripartire dalle politiche di solidarietà.  Per contrastare gli effetti di una legge che Alioune Gueye definisce razzista e xenofoba, l’invito è quello di riaprire il dibattito sulla cittadinanza. «Da questa punto di vista non è stato fatto alcun passo ed è grave perché sempre più forte è il rischio di costruire una democrazia esclusiva», Una democrazia, come spiega il responsabile della Cgil, basata sulla nazionalità e non sulla condivisione di diritti.  
E il principio della cittadinanza riecheggia anche negli interventi in sala. «Non ci si sposta solo per il pane, ci sono altri bisogni oltre quelli fisiologici che portano a spostrasi, sono necessità a volte inclassificabili – dice un giovane straniero – e siccome la terra è degli uomini, per chi non crede in Dio, tutti hanno diritto di starci ugualmente sia che si tratti di America, Pakistan o Italia».   
Molti lasciano il loro paese per un lavoro, ma c’è anche chi fugge dalla guerra. Sono i rifugiati politici, che scappano dal loro paese perché perseguitati e le testimonianze degli operatori, come Chiara del Cir che opera allo sportello di Malpensa parlano di una legge solo apparentemente semplice che lascia molti spazi all’ambiguità e soprattutto costringe i rifugiati a periodi di permanenza nei centri di detenzione come via Corelli in attesa che la loro posizione sia verificata.

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Pubblicato il 14 Settembre 2002
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