Legambiente: si agli alberghi e alle risorse forestali, no alle seconde case
Le conclusioni della tavola rotonda sullo sviluppo dell'Alto Verbano cui ha partecipato anche la nota associazione ambientalista
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Dopo aver attraversato le valli delle Alpi di Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Friuli, la Carovana delle Alpi di Legambiente ha fatto tappa a Luino, nell’ambito dell’ultima edizione della Mostra dei Prodotti e degli Animali della Montagna. Evento clou della tappa luinese della Carovana, una tavola rotonda in cui amministratori, ambientalisti e forestali italiani e svizzeri si sono dati appuntamento per formulare nuove linee guida per lo sviluppo della regione compresa tra Lago Maggiore, Veddasca e Parco del Campo dei Fiori. Nel corso dell’incontro è stato presentato il Dossier di Legambiente "Luci, ombre e vocazioni dell’Alto Verbano". «Negli ultimi decenni da queste parti le seconde case sono cresciute come funghi, soprattutto sulle sponde del lago, dove asfalto e cemento chiudono lo specchio d’acqua senza soluzione di continuità». Così esordisce Alberto Tarroni, presidente del Circolo luinese di Legambiente, riferendosi al contenuto del Dossier. E prosegue: «La monocultura della seconda casa è andata a detrimento del turismo alberghiero, che ha conosciuto un calo netto in termini di posti letto offerti. Il declino è particolarmente grave sulla sponda lombarda, che raccoglie un magro 6,5% dei posti letto dell’intero bacino lacustre. Segno che piemontesi e svizzeri hanno saputo bilanciare molto meglio il proprio sviluppo turistico. Il guaio è che le seconde case portano alla regione relativamente poca ricchezza e poco lavoro e in più creano domanda di nuovi servizi e infrastrutture (ossia nuovi costi per le amministrazioni), fanno aumentare il traffico veicolare e soprattutto rimangono per gran parte dell’anno vuote. Di sicuro questo non è un modello efficiente di utilizzo del territorio: tanto cemento in più, in gran parte inutilizzato… Occorre invertire rotta e tornare a puntare sull’imprenditorialità alberghiera, che offre un bilancio ambientale ed economico molto più vantaggioso». «Certo – conclude Tarroni – ci sono anche problemi strutturali, come la vicinanza con la Svizzera e il connesso differenziale nei valori immobiliari, che incentiva l’edificazione al di qua del confine e tende a vampirizzare manodopera e risorse imprenditoriali fresche. Poi c’è la prossimità con l’area metropolitana milanese, che ormai arriva a lambire i nostri lidi lacustri. Ma non sono probelmi insormontabili. Con una buona pianificazione e idee chiare si può arrivare molto lontano". Particolare attenzione è stata rivolta nel corso del convengo ai casi virtuosi di buona gestione forestale. Damiano Di Simine, Responsabile Aree Alpine di Legambiente, ha ricordato che «un quinto della Lombardia è coperta da foreste, per un totale di 661.000 ettari, la gran parte dei quali concentrata nelle Alpi, dove la superficie forestale si avvicina al 40% del territorio, uno dei più importanti serbatoi forestali del Paese e dell’intero continente europeo». «Oltre che per il loro volore ambientale, naturalistico e turistico – ha continuato Di Simine – occorre abituarsi all’idea che le foreste sono preziose anche come fonte di legname. La vicina Svizzera da questo punto di vista ha molto da insegnarci. Se fatto con oculatezza il taglio degli alberi fa bene alla foresta e permette di ricavare materiale prezioso per l’edilizia, per l’industria e anche per le centrali termiche. In termini di emissioni di gas serra infatti quello del legno è un ciclo a somma zero: la quantità di CO2 assorbita dalle piante in vita è pari (se non superiore) a quella emessa dalla combustione del legname tagliato. Niente a che vedere i combustibili fossili: bruciare carbone o petrolio è un po’ come usare un mobile d’antiquariato nel caminetto di casa. E’ una strategia alla lunga irresponsabile. Il legno proveniente dalla selvicoltura invece rappresenta a suo modo una fonte rinnovabile». |
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