La definizione dell’Europa del futuro passa da Varese. Lunedì e martedì prossimi, infatti, a Villa Panza si incontreranno i presidenti dei consigli regionali d’Italia e i rappresentanti di alcune assemblee europee (Baden Wuttemberg, Catalogna, Madeira, Scozia, Voralberg, Canton Ticino, Galles, Masovia e Sud Moravia). Lo scopo è quello di elaborare un documento che indichi la strada da percorrere per la costruzione della casa comune in Europa. È, infatti, in discussione la Convenzione europea, la definizione dell’ossatura che dovrà avere l’Unione alla vigilia dell’allargamento. Punti cardine da definire saranno l’individuazione della ripartizione delle competenze tra l’Unione e gli Stati membri, i compiti delle singole istituzioni europee, i modi per garantire coerenza ed efficacia all’azione esterna dell’Unione e la legittimità della stessa. Partendo dalla considerazione che oggi oltre il 55% della popolazione vive in un consolidato sistema di regioni, 50 Assemblee legislative regionali di Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Irlanda del Nord, Italia , Portogallo e Spagna, riunite nel CALRE, si incontreranno alla fine del mese prossimo a Bruxelles per definire un documento da sottoporre alla Convenzione europea. Le assemblee regionali vogliono ribadire la necessità del loro ruolo di ponte, più vicine ed attente alle esigenze della popolazione. L’appuntamento di Varese ha anche un ulteriore scopo: sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto sta avvenendo nelle sedi istituzionali. Da un sondaggio, infatti, emerge che solo il 36% degli intervistati ha una vaga idea di cosa sia la Convenzione «Dobbiamo far capire alla gente che dalla Convenzione dipenderà anche il loro modo di vivere nel futuro – commenta il Presidente del Consiglio regionale Attilio Fontana – noi rivendichiamo uno spazio per assicurare maggiore attenzione alle esigenze locali e più trasparenza». Dalla due giorni di Villa Panza dovrà uscire il documento italiano che sarà portato a Bruxelles alla fine di ottobre: «Al di là degli schieramenti politici – spiega il vicepresidente del consiglio Giuseppe Adamoli – c’è un’affinità di vedute sulle questioni istituzionali. Le regione italiane sono compatte». I lavori della Convenzione dovrebbero durare sino al marzo del prossimo anno. Molti auspicano che, successivamente, i risultati siano sottoposti a referendum popolare: «Alcuni dicono che non ci sono i tempi tecnici – conclude Fontana – ma noi pensiamo che sarà fondamentale per chiarire alla gente verso quale Europa andiamo».
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