Cisl e Uil: «E’ uno sciopero politico»
Gianluigi Restelli (Cisl) e Marco Molteni (Uil) criticano le decisioni della Cgil ma pensano già al un futuro unitario
| Riformismo e autonomia dalla politica. Solo le due formule chiave con cui Cisl e Uil hanno ribattuto, in questi mesi, alle polemiche seguite alla firma del "Patto per l’Italia". Nelle infuocate assemblee di fabbrica, i sindacati che hanno accettato di sedersi al tavolo con il governo, hanno trovato ad attenderli spesso parole dure. Ma domani? «Domani, probabilmente, ritroveremo un terreno di lavoro comune, a patto però che svanisca il terreno politico e torni in primo piano quello sindacale». Gianluigi Restelli, segretario della Cisl-Varese-Laghi, mette subito sul piatto le divisioni che lo hanno separato dalle scelte della Cgil. «Loro hanno cominciato a lavorare per lo sciopero già giugno, un mese prima che firmassimo il patto per l’Italia. E’ uno sciopero preventivo e unilaterale, dove la politica è molto presente». Marco Molteni, segretario provinciale della Uil, è altrettanto scettico verso i reali obiettivi della Cgil. «E’ una mobilitazione decisa da una sola organizzazione e soprattutto poco chiara negli obiettivi, caricata di troppi significati. Rischia di essere un boomerang». Ma perché si profilerebbe una cura peggiore della malattia? Il giudizio di Cisl e Uil è simile: una trattativa nel merito dei problemi, un percorso riformista, con impegni scritti dal governo, è un terreno di scontro più realista. «Noi abbiamo firmato quel patto – dice Molteni – e ora possiamo dire al governo che si sta giocando la credibilità se non lo rispetta. Chi non si è seduto a quel tavolo non lo può fare e rischia di torvarsi con nulla in mano. Il sindacato ha sempre cercato di scioperare e poi di sedersi attorno a un tavolo con un obiettivo concreto. Questo passaggio oggi mi pare manchi e perciò mi preoccupa». Il futuro potrebbe però riaprire spazi di lavoro comune tra le tre organizzazioni. «Innanzitutto ci vuole il rispetto reciproco – osserva Restelli – noi abbiamo ottenuto un pacchetto di misure per i redditi medio bassi e abbiamo di fatto svuotato la volontà di abolire totalmente l’articolo 18, pertanto nessuno mi può dare del traditore. Ci sono due idee di sindacato in campo. Una che ha scelto una collocazione e un’altra che privilegia l’autonomia e che tratta senza pregiudiziali sul colore del governo che ha di fronte. Occorre trovare una sintesi, con pari dignità». Molteni è ottimista: «Già con Epifani abbiamo visto un abbassamento dei toni che fa ben sperare. Abbiamo molte questioni comuni, anche a Varese, su cui intendiamo procedere uniti». «Forse è il segnale che si sta per aprire una nuova stagione – conclude Restelli – grazie anche a una nuova personalità». |
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