Cent’anni di sindacato

Il movimento dei lavoratori della Gallarate industriale in mostra

Indietro non si torna. Ci sono voluti cento anni per avere le otto ore di lavoro, le previdenze sociali, la maternità garantita, il reintegro nel posto di lavoro per licenziamento senza giusta causa. Indietro non si può tornare, nemmeno in via sperimentale. La Cgil sta usando tutti i mezzi a sua disposizione per vincere la battaglia politica, sindacale e culturale iniziata un anno fa. Anche la mostra per i cento anni della camera del lavoro, aggiunge un tassello di questa strategia costruita giorno dopo giorno. Quadri, bandiere, fotografie, didascalie: un percorso che per un pomeriggio può riportare il visitatore alla condizioni di vita di masse popolari in balia di una vita opprimente. «L?importanza delle lotte dei lavoratori» è stata sottolineata anche dal sindaco Nicola Mucci, presente all’inaugurazione della mostra, nei locali della camera del lavoro di via Palestro. È pace duratura, per almeno 25 anni, tra comune e Cgil. Oggi il segretario provinciale Ivana Brunato, il segretario di Gallarate Umberto Colombo e il primo cittadino, tagliano insieme il nastro, ma ieri l’amministrazione agitava lo sfratto. La casa del proletariato, costruita nel 1920 con i soldi delle leghe operaie, appartiene moralmente al sindacato. Il quale ne avrebbe oggi anche la proprietà legale, se il 5 settembre 1922 una squadraccia di fascisti non l’avesse devastata, gettando i mobili dalle finestre e inseguendo i due leader del socialismo locale, Francesco Buffoni e Paolo Campi, allora anche sindaco, fino a casa, picchiando e distruggendo tutto, fino alla confisca definitiva dopo il delitto Matteotti e leggi speciali. Dopo la liberazione, quel senso di storia condivisa che avevano i partiti usciti dal Cln, impedì al comune, che fosse democristiano o socialista, di rompere l’accordo tra gentiluomini che sanciva la proprietà all’ente locale, ma l?uso al sindacato. Un patto rotto solo quando, con la nuova stagione politica del centrodestra, entrano in giunta gli eredi dell?Msi, Alleanza nazionale. Il taglio del nastro e le parole di calore del sindaco Mucci e dell’assessore alla cultura Delodovici, entrambi di Forza Italia, rappresentano quindi un importante passo avanti verso un recupero di valori condivisi tra destra e sinistra gallaratese. La vicenda della camera del lavoro, per il sindaco, finalmente, "appartiene a tutta la città". Sabato pomeriggio hanno preso la parola anche Renato Pastorelli, segretario dal 1953 al 1958 e Giuseppe Gatti. Tra le tante rievocazioni, dense di significato e con un pizzico di commozione, la vicenda dell?operaio Pierino Premazzi, licenziato ingiustamente a Gallarate nel 1964 a cui il tribunale diede ragione nel 1970. «Se lo statuto dei lavoratori fosse stato già in vigore – ha detto Pastorelli – avrebbe riavuto anche il suo posto di lavoro».

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Pubblicato il 30 Novembre 2002
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