«Che beffa: consultori privati con denaro pubblico»

L'intervento del consigliere provinciale Laura Prati

Riceviamo e pubblichiamo

In seguito alle numerose iniziative tenutesi sul territorio provinciale, grazie all’impegno del Comitato Provinciale in difesa dei Consultori Pubblici costituito dalle donne dei partiti del centro-sinistra (D.S., Margherita, P.D.C.I e S.D.I.), dell’Italia dei Valori e del P.R.C. (Forum delle donne del P.R.C.) e da vari comitati locali ( per es: Varese, Azzate, Malnate, Cardano ), per evitare la chiusura dei consultori pubblici e/o il ridimensionamento dei servizi forniti dagli stessi, il Direttore Generale dell’Asl della Provincia di Varese ha fatto alcune dichiarazioni a mezzo stampa con le quali intendeva rassicurare i cittadini sul futuro dei Consultori. 
Si è, così, appreso che:

  •  per i consultori di Varese, Azzate, Somma L.do e Castellanza non è stato possibile richiedere l’accreditamento regionale (condizione indispensabile per il mantenimento del Consultorio ) perché "non in possesso dei requisiti strutturali e tecnologici minimi" · 
  • "Il Piano Socio Sanitario Regionale (PSSR) pone come obiettivo una funzione Asl di acquirente di prestazioni e non di erogatore" ·
  •  "è prevedibile che le prestazioni consultoriali tenderanno a ridursi, dato che alcune attività saranno riprese entro l’anno dai Comuni" ·
  •  " in un mercato di equiparazione pubblico-privato, i nuovi consultori privati accreditati ci sottrarranno certe attività"

Quanto dichiarato conferma che il vero obiettivo delle politiche sanitarie regionali, attuate dalla Direzione dell’Asl Provinciale, è lo smantellamento progressivo del sistema pubblico a favore di quello privato, togliendo al pubblico risorse sia umane (riduzione degli organici, taglio del personale, effettuato anche non sostituendo i dipendenti che vanno in pensione) che tecniche (tagli agli investimenti in macchinari e attrezzature). Nulla si dice, infatti, su quanto concretamente l’Asl ha fatto o stia facendo per garantire il futuro dei 4 Consultori pubblici non accreditati, quanto è disposta a investire per il raggiungimento dei " requisiti strutturali e tecnologici minimi" degli edifici in uso, quali azioni ufficiali abbia intrapreso nei confronti delle amministrazioni comunali, sedi dei Consultori non accreditati, per ottenere sedi adeguate. 
Di ufficiale c’è solo una scarna delibera del maggio 2002 ( la n. 666) che non accredita 4 Consultori pubblici, perché "sul territorio sono presenti anche 4 consultori familiari privati". Essa non tiene conto del fatto che i Consultori privati, in base alla legge regionale n. 6 del 3.04.01, non sono tenuti a fornire gli stessi servizi dei Consultori Pubblici per ottenere l’accreditamento dalla Regione Lombardia. Ai cittadini restano: il danno di una quantità e qualità inferiore dei servizi offerti e la beffa di consultori privati finanziati con denaro pubblico, senza la garanzia che essi forniscano gli stessi servizi dei Consultori pubblici.

 Laura Prati, consigliera provinciale

 

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Pubblicato il 20 Novembre 2002
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