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Le chiamano "nuove povertà" ma non hanno niente di diverso da quelle "vecchie". Non c’è niente di nuovo nel doversi arrangiare per arrivare alla fine del mese, nel non avere i soldi per comprarsi da mangiare o per pagare la bolletta del gas. E’ sempre la vecchia, solita storia che, soprattutto in tempi di vetrine infiocchettate, fingiamo di non vedere. Varese non si salva. E’ una città ricca che può permettersi di pensare alle piazze da abbellire prima che ad ogni altra cosa ma le situazioni al limite della disperazione non mancano. Sono una ventina le famiglie che hanno come unico punto di riferimento il Centro di Ascolto della Caritas: si tratta di extracomunitari, albanesi o nordafricani, regolari, che hanno un lavoro anche una casa ma che non hanno abbastanza denaro per coprire per tutto il mese le spese di una famiglia con più di un figlio. «Ci chiedono aiuto per pagare le bollette e, adesso che fa molto freddo ed è arrivata l’influenza, per comprare le medicine – spiega Maria Pia Graziani della Caritas Decanale – Abbiamo fatto un accordo con il banco farmaceutico e in questo modo paghiamo noi i farmaci di prima necessità. Poi c’è tutto il resto: l’affitto, le bollette. In alcuni casi distribuiamo anche pacchi di viveri non prima di aver controllato che la famiglia non si sia già rivolta ad altri centri di ascolti».
Un passo avanti rispetto a qualche anno fa, quando i primi immigrati bussarono alle porte di Varese, è stato fatto: «Le mogli degli stranieri un tempo venivano ad implorare aiuto, oggi chiedono come possono cercarsi un lavoro, a chi possono lasciare i bambini mentre seguono i corsi d’orientamento verso i quali le indirizziamo». Una svolta importante che evidenzia una crescita, una voglia di emancipazione e di autonomia.
«Sono pochi invece i single, uomini e donne, che si rivolgono a noi – continua Maria Pia Graziani – e in genere si tratta di persone già seguite dai Servizi Sociali». Un discorso a parte meritano gli anziani. Secondo l’archivio dell’Inps sono 39.600 i pensionati della provincia di Varese che nel 2001 vivevano con il "minimo", vale a dire con poco più di 740 mila lire al mese (per la cronaca sono 551 gli anziani che vivono invece con più di 5 milioni al mese). «Gli anziani sono senza dubbio i "nuovi poveri" ma non si rivolgono alla Caritas per pudore. Sappiamo per certo che esistono casi gravi di indigenza ma sono seguiti, in genere, dai parenti e dalle parrocchie». Ma Comune e Provincia come affrontano il problema? Il Settore Politiche Sociali della Provincia ha attivato un osservatorio sulle vecchie e nuove povertà in costante aggiornamento ma è il Comune quello che ha maggiori possibilità di intervento. Almeno questo prevede la legge ma poi, come spesso accade, l’assessorato deve fare i conti con i bilanci dell’Amministrazione e le risorse che mette a disposizione la Regione. «Non è facile gestire queste situazioni – spiga William Malnati, da poco assessore ai Servizi Sociali ma con un bagaglio di esperienza ragguardevole considerato che dirige una cooperativa a Milano, "Azzurra", che si occupa proprio di servizi alla persona – A noi si rivolgono soprattutto disoccupati e anziani che non riescono a far fronte alle spese. Noi attingiamo dal fondo regionale per il sostegno degli affitti ma dobbiamo comunque selezionare i casi. Insomma, non riusciamo ad aiutare tutti e dobbiamo quindi andare incontro alle situazioni più difficili».
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