Da vent’anni a Varese. Andrea Segrini si è laureato in Giurisprudenza a Napoli. Si è occupato della gestione delle risorse umane in grandi aziende quali la BTicino, la Pirelli, la Toshiba Italia. Nel 1992 l’incontro con l’ente pubblico grazie a un incarico presso il Cfp. Nel 1992 fu chiamato da Fassa per partecipare al Consiglio di amministrazione dell’Avt. Dal 93 al 95 assessore in provincia. Nominato primo direttore generale dell’asl varesina, fu subito sostituito, dopo una sentenza del Tar legata alla "bufera dei telefoni aperti". «La mia esperienza diretta nella gestione del "pubblico" si è fermata lì. Da allora ho iniziato a fare molte consulenze anche per aziende sociosanitarie». Con un simile curriculum domandare a Segrini perché arriva lui al Molina potrebbe sembrare fuori luogo, ma intorno a questa carica un anno fa si scatenò una gran polemica, anche perché l’istituto aveva già un direttore regolarmente assunto dopo un concorso. La non conferma di Maria Rosa Madera portò alla presidenza Giovanni Zanetta, voluto sembra da Bossi in persona. Un accordo tra quella che sarebbe da lì a poco diventata la nuova maggioranza politica della città riservava il posto di direttore a qualcuno gradito a Forza Italia.
«Il mio arrivo al Molina, – afferma Segrini, – non è legato ad alcuna appartenenza politica. Certamente conosco diversi esponenti della maggioranza tra cui anche il sindaco e il suo vice, ma mi è stato chiesto di accettare questo incarico proprio per gli impegni che attendono l’Istituto». Quali sono questi impegni? «Il Molina nel prossimo futuro deve concentrarsi su due diversi obiettivi. Da una parte la legge impone alle ex Ipab di scegliere il proprio assetto societario. Dobbiamo scegliere tra la forma di fondazione e l’Asp. L’altro aspetto che è di carattere gestionale riguarda proprio la natura del Molina. L’istituto ha una grande storia e tradizione, ma ora, soprattutto per le dimensioni e per le diverse patologie in corso, si richiede una gestione diversa, più di tipo aziendale. Ovviamente preservando tutte le caratteristiche sanitarie e considerando qual è l’obiettivo di questa struttura».
Quali sono gli interventi più urgenti? «Per prima cosa va messa a norma tutta la struttura. Ci sono zone, come questo padiglione, che sono nuove, ma altre richiedono interventi molto costosi. Va considerato che in questi anni le patologie hanno avuto una continua evoluzione. Oggi a tutti gli effetti questa è una struttura sanitaria per la lungo degenza e quindi sempre più un’appendice dell’Asl e dell’ospedale. Il secondo intervento riguarda la qualità della gestione. Occorre una maggiore efficienza economica».
In questo periodo anche a Varese nascono associazioni che chiedono la trasparenza della gestione pubblica, cosa ne pensa? «Cavour affermava che la cassa dello Stato deve essere di cristallo. Ecco io quella frase la sottoscrivo. Il mio impegno sarà quello di consentire al cittadino di poter accedere a qualsiasi livello di controllo. Quindi trasparenza totale e assoluta. Al tempo stesso però occorre non imbalsamare l’attività altrimenti rendiamo trasparente la stasi e l’inattività e basta. Serve una forte capacità professionale che garantisca una buona gestione».
Questo insistere sulla gestione economica significa che gli utenti pagheranno sempre maggiori rette? «Questo genere di scelte le esercitano i politici. Io credo che le rette non siano l’unica politica possibile. Il mio compito è quello di dar corso alle decisioni. C’è una questione che riguarda la qualità, e poi anche aspetti di tipo economico. Si tratta di decidere a chi far pagare parte dei costi. Certamente però se vogliamo un ottimo servizio questo non arriva dal nulla e qualcuno se ne deve far carico. Oggi comunque non sono in grado di dire quale sia la politica più giusta».
Quanto tempo resterà al Molina? «Mi auguro almeno fintanto che avremo completato i cambiamenti. Credo che tra tre anni molto sarà fatto e il resto sarà già impostato. Comunque la mia carica dura il tempo del Consiglio di amministrazione».
Il Molina non aveva già un direttore? «Si, anche se le funzioni demandate erano diverse come le dicevo dai primi obiettivi. La struttura ha bisogno di entrambi perché c’è molto da fare. Non sono venuto per portar via il lavoro, ma per impostare un gioco di squadra. Io non sto a guardare, faccio le cose con gli altri e in questo moneto ognuno della struttura è prezioso»
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