Via Sacco riavrà teatrino e uffici
Varese - Il teatrino sarà restaurato ma gli appartamenti che lo circondano ospiteranno attività economiche
È rimasto solo lo scheletro, ma si intuisce un’antica bellezza nonostante la polvere e le impalcature: corrimano liberty adagiati per terra come corpi stanchi, pavimento a mosaico , colonne in gesso che segnano il limite del palco, una cupola in ferro senza vetrate, un fondo turchese. Quello che è rimasto del teatrino di via Sacco, l’antica “fossa dei Leoni”, è oggi imbragato per essere restaurato. La sua originaria vocazione artistica lascerà il posto ad uffici e garage interrati con tanto di ascensore.
«Quando abbiamo iniziato, ci siamo spaventati, perché abbiamo trovato un rabelott – dice il direttore dei lavori – persino i materassi di quelli che abitavano nelle case lì sopra. Dopo vent’anni di abbandono non si poteva sperare di meglio. C’era di tutto, abbiamo ripulito, messo in sicurezza per salvare quello che si poteva».
Tutta la pavimentazione, composta da tessere quadrangolari, è protetta dalle assi di legno, mentre il tetto è sovrastato da una pesante struttura in ferro, solida all’apparenza, ma completamente arrugginita. Lungo il suo perimetro, come un matroneo, si affacciano diversi appartamenti, anch’essi malandati, che guardano di sotto. Mezzo secolo fa doveva essere uno spettacolo incredibile per chi ci abitava. Era sufficiente affacciarsi alla finestra e si entrava in un mondo diverso e fantastico, fatto di boxeur affumicati e di cantanti rauche. Un’enclave bizzarra nella quotidianità delle famiglie che abitavano la corte.
Quattro scalini e si scende nella fossa. Si vedono ancora le gradinate dove il pubblico seguiva gli spettacoli e sembra impossibile che potesse contenere quattrocento persone. Si vedranno anche in futuro, perché il teatrino avrà i pavimenti in vetro, come si fa nei monumenti importanti, per far vedere quello che c’era un tempo. «Nonostante la nuova destinazione chi entrerà qui potrà ancora ammirare tutto l’antico splendore, sia sul pavimento che dall’alto. La copertura trasparente, in vetro o in plexiglas, lo permetterà». Il tutto si regge su quattro colonne possenti, due per lato. Altre due colonne centrali in gesso fanno solo scena: senza sforzo apparente sorreggono un portale turchese che ricorda uno splendore che non c’è più.
Gli spazi di manovra sono angusti e per chi ci lavora non è facile muoversi. “La fossa dei leoni” sarà l’ultimo capitolo di questo restauro: prima toccherà all’edificio di fronte, che ha già la facciata completamente sventrata, poi i garage sotterranei, dove per ora vi sono parcheggiati una gru e un escavatore. Una volta finito l’esterno si inizierà a lavorare all’interno del teatro, comunque non prima dell’autunno.
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