Inquinamento da Pm10? «Bruciamo troppo gasolio»

Un intervento di Rifondazione Comunista contro l'impiego dei combustibili fossili in città. In molte scuole manca il metano per riscaldamento

Riceviamo e pubblichiamo

Ancora una volta in questi giorni il problema delle polveri sottili affligge una parte del territorio della nostra Provincia, e di nuovo nella città di Varese il traffico urbano subisce limitazioni, nel tentativo di “ridurre i danni”. Indubbiamente il traffico automobilistico gioca la sua parte della formazione degli agenti inquinanti, ma altrettanto si può dire degli impianti di riscaldamento, soprattutto di quelli che ancora funzionano a gasolio, combustibile di gran lunga superato, sul piano della riduzione delle emissioni inquinanti, dal gas metano. Proprio per questo non possiamo non essere scandalizzati di fronte al fatto che i due più grandi stabili pubblici del comune di Varese ancora siano riscaldati a gasolio; i ben 150.000 (centocinquantamila!) metri cubi costituiti dagli stabili dell’ITIS – IPSIA di via Zucchi e del plesso ITC – ITG – ITPIA di via Bertolone infatti, non dispongono ancora di una centrale termica funzionante a gas metano. Mentre si susseguono le campagne di sensibilizzazione dei cittadini per riconvertire gli impianti privati di riscaldamento, in un volume pari a 700 appartamenti di medie dimensioni si continua a bruciare gasolio, mentre il proprietario degli stabili (la Provincia di Varese) è solo apparentemente insensibile al problema. Infatti apprendiamo dalla risposta che l’assessora alle strutture scolastiche, Graziella Giacon, fornisce ad un’interrogazione del consigliere provinciale di Rifondazione Comunista, Giampaolo Livetti, un dato che rafforza le nostre critiche all’attuale sistema di erogazione dei servizi. Da tempo la Provincia di Varese ha stipulato un contratto di Global Service che prevede, tra l’altro, la trasformazione degli impianti di riscaldamento delle scuole superiori da gasolio a gas metano. Tale trasformazione è però subordinata alla fornitura del gas stesso, quindi alla realizzazione di opere strutturali di potenziamento della rete di distribuzione cittadina. Opere a carico della azienda fornitrice ASPEM ed alla stessa richieste e sollecitate più volte dall’ente (la prima richiesta risale al 1999). Ad oggi l’assessore Giacon dichiara di non avere ottenuto dall’ASPEM l’assoluta certezza circa la reale tempistica della fornitura del gas metano. 
Mentre i cittadini respirano aria sempre più inquinata l’ex azienda municipalizzata, ora SPA, decide che la salute dei cittadini non vale il potenziamento della rete di distribuzione del gas metano! Di nuovo assistiamo alla trasformazione di un servizio pubblico (l’erogazione del gas metano) in fonte di profitto e di assoluto guadagno. Ancora una volta la “virtuosa” privatizzazione dei servizi si scontra con le esigenze dei cittadini, riversando su questi ultimi i costi, anche sociali, della gestione privata; la logica del profitto che trasforma sistematicamente i servizi in merce non solo non garantisce un miglioramento degli stessi, ma si sottrae all’obbligo etico della garanzia della fornitura. Enel, poste, ferrovie, tutte le aziende municipalizzate locali, fornivano servizi ora vendono beni, subordinandoli alle regole del mercato che si ostinano a definire “libero”.

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Pubblicato il 05 Marzo 2003
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