«Manifesteremo davanti alla caserma di Solbiate Olona»
Provincia – Il giorno dell'attacco all'Iraq i pacifisti punteranno sul presidio Nato. Anche le "Donne in nero" hanno pensato a un'azione eclatante
Nessuno fra i pacifisti vorrebbe rispondere mai a questa domanda. Ma molti di loro ci stanno pensando. E se scoppiasse la guerra? In cantiere ci sono ancora mille iniziative per fermare il conflitto in Iraq, ma venti cattivi spirano forte. Non è il gioco delle probabilità, il conflitto sembra deciso. Accanto alla mobilitazione per fermare la guerra, si muove un’altra mobilitazione: quella del che fare. Gli attori sono gli stessi con meno speranza nel cuore.
Coordinamenti per la pace, Social Forum di tutta la provincia, Emergency, comitati locali, associazioni, sindacati e forze politiche. È ampio il fronte del no. Cosa succederà il giorno dell’attacco? Le proposte girano nella rete e trovano consenso. «A livello locale con tutta probabilità parteciperemo ad un presidio davanti alla caserma di Solbiate Olona, è un presidio Nato e ci sembra il luogo più simbolico dove esprimere la nostra opposizione». Un’opposizione pacifica, neanche a dirlo, alla quale stanno aderendo molte delle realtà contro la guerra, come racconta Giandomenico Crespi, responsabile provinciale di Emergency. «Per ora attorno a questa idea c’è stato un giro di intenzioni che ha visto d’accordo diverse forze a partire da tutti i Social Forum del sud della provincia e anche di Legnano – continua – ma il giorno in cui dovesse scoppiare il conflitto penso che un presidio davanti alla caserma sarà spontaneo, sarà la nostra prima reazione».
«Ci abbiamo pensato e ci mobiliteremo anche noi, ma non è opportuno al momento parlarne» spiega Gabriella Sberviglieri delle “Donne in nero”. La reazione ci sarà, sarà eclatante e tutti se ne accorgeranno. Nulla di illegale e pericoloso, precisa, ma di sicuro impatto simbolico, come è nell’ispirazione del gruppo che ad oggi riunisce una ventina di pacifiste. Il nero come segno del lutto. A Varese questo gruppo di donne ogni venerdì si ritrova in una piazza ormai da un anno. Il movimento delle “Donne in nero” a livello nazionale è nato nel 1989, dopo l’inizio della prima Intifada. Fu allora che sei donne palestinesi e israeliane, madri, figlie e sorelle della morte e dell’odio cominciarono a ritrovarsi ogni giorno davanti al parlamento. Già allora il movimento trovò radici a Varese e le donne in nero riappaiono in ogni conflitto. Qui sono un simbolo, altrove una tragico effetto di ogni conflitto, più o meno conosciuto in ogni angolo del mondo. C’erano nel 1991 per la guerra nella ex Jugoslavia e poi quando fu bombardata la Serbia. Dalla guerra in Afghanistan non hanno più smobilitato. Ora in piazza Monte Grappa, ora in piazza S.Giuseppe o Carducci, ogni venerdì le “Donne in nero” ci sono.
E per rispondere alla stessa domanda si moltiplicano le assemblee e le riunioni per decidere cosa fare. Ce ne sono a Gallarate come a Laveno Mombello. Non resteranno a guardare neppure gli studenti. Nelle settimane scorse quelli del liceo artistico e classico di Busto lo avevano annunciato «Se dovesse scoppiare la guerra, scenderemo in piazza».
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