«Caro Comandante Bruno, un richiamo agli amici di Forza Italia»
Il coordinatore del centrosinistra Angelo Proserpio scrive una lettera aperta al partigiano Paride Brunetti, ospite il 16 aprile in un incontro organizzato dagli azzurri
riceviamo e pubblichiamo
Caro Bruno,
ho letto che mercoledì 16 aprile sarai l’ospite di un incontro organizzato da Forza Italia di Saronno per parlare del confronto fra le generazioni. Solo chi non ti conosce può essersi stupito di questa tua iniziativa, che non è un’incursione nel campo nemico, ma l’affermazione di un valore laico e liberale per cui chiunque può dire parole di verità.
Mi par di capire che le generazioni che si dovrebbero confrontare sono due: quella di chi ha fatto la guerra e quella che, per fortuna, non l’ha fatta e non la vorrebbe più fare. Se così stanno le cose, la tua testimonianza sarà sicuramente significativa ma forse un poco imbarazzante per gli organizzatori dell’incontro, reduci da una guerra vinta per procura e che, appunto per questo, potrebbe essere pagata da tutti a caro prezzo. Ricordi quella volta in treno quando abbiamo rievocato le parole dette da Benedetto Croce nel 1946: “ mettete alcuni popoli nella libertà di fare libera preda di un altro in condizioni di non potersi difendere, ed essi si abbandoneranno all’istinto predatorio."?
Caro Bruno, ci siamo frequentati abbastanza per riconoscerci l’assoluta buona fede delle nostre opinioni che non hanno mai avuto motivo di veri contrasti. Io ti ho sempre accreditata una passione per la libertà e la giustizia così forte da farla diventare una missione a favore di chi invece non ce l’ha per educazione o per cultura. La tua dedizione – che talvolta sfiora l’ingenuità politica e tu sai quanto Calamandrei fosse fiero di essere giudicato politicamente ingenuo – è sempre caratterizzata da un imperativo morale che ormai è entrato a far parte del tuo codice genetico e che è la difesa dei valori fondanti della nostra Repubblica. Per questo mi permetto di suggerirti il richiamo agli amici di Forza Italia dell’urgenza di un gesto che li affranchi dalla supina sudditanza a Berlusconi che definisce la nostra Costituzione di stampo sovietico – dandole dunque una connotazione spregiativa e screditante – solo perché contiene contrappesi e garanzie tali da impedirgli di sviluppare senza controlli la concentrazione di potere economico e mediatico che già ha accumulato e che non ha uguali in tutto il mondo civile.
Fra qualche giorno sarà ancora 25 aprile, giorno di festa e di pace: per questo ricorda a coloro che interverranno che, soprattutto per un Presidente del Consiglio, le parole sono pietre e che non è lecito tranciare giudizi improvvisati tra un coffee break ed un happy hour, quando di mezzo c’è la memoria di coloro che nel nome di un ideale hanno consumato anni di giovinezza nelle carceri fasciste, discutendo di idee, mettendo alla prova i sentimenti, senza la certezza di poterli confrontare nel libero Parlamento della Repubblica. Parri, Valiani, Pertini, Don Sturzo, Moro, De Gasperi e Paride Brunetti non avevano alcun interesse economico privato da difendere ma solo la dignità della persona e la libertà del popolo.
Un caro saluto con un’affettuosa stretta di mano
Angelo Proserpio
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