Cinema industriale, alla Liuc un tesoro di filmati
Da quando è stato fondato l'archivio del cinema industriale ha schedato 10mila pezzi. Dalla comunicazione di impresa ai caroselli un patrimonio illustrato dalla docente Anna Maria Falchero
Ci sono registi come Ermanno Olmi che dal cinema industriale sono partiti, altri come Antonioni che di filmati industriali nella loro carriera ne hanno girati occasionalmente, ma con risultati apprezzati. Di cinema e industria si è parlato molto nelle settimane scorse, quando Busto Arsizio ha ospitato BA Film Festival. Due mondi che finora si sono poco compresi e solo utilizzati. Anche se in alcuni casi l’accoppiata sortisce risultati affascinanti dal punto di vista storico. Come l’archivio del cinema industriale della comunicazione di impresa che dal 1999 esiste all’università Cattaneo di Castellanza. Fondato dalla Liuc e da Confindustria, l’archivio ha schedato finora circa 10mila filmati industriali ed ha iniziato un lungo lavoro di digitalizzzione che ne permetterà la fruizione oltre che la conservazione nel tempo. Per gli storici dell’impresa rappresenta un bagaglio di informazioni visive molto preziose. Nell’archivio possiamo trovare di tutto dai filmati sull’antinfortunistica, all’addestramento del personale, dalle attività del dopolavoro, ai promo aziendale per arrivare alla pubblicità e ai mitici caroselli, questo attraverso un catalogo che si trova in rete. Il materiale arriva soprattutto da Confindustria, ma anche da cineteche aziendali fra le quali Edison, Alfa Romeo, Barilla solo per fare alcuni nomi. A parlarci dell’archivio è la sua responsabile, la docente della Liuc di storia dell’impresa Anna Maria Falchero
In cosa consiste il materiale raccolto nell’archivio?
Si tratta di copie di filmati industriali, che vengono digitalizzati, e trasferiti su supporto Dat. La digitalizzazione consente di intervenire sui filmati stessi con montaggi, restauri e soprattutto consente una conservazione idonea dei filmati stessi. Da tale supporto si possono poi riversare in qualsiasi formato (Betacam, U-matic, VHS, DVD). Ci sono state inoltre conferite le carte di Tito Burgi, direttore del Cotonificio Cantoni e l’Archivio è ovviamente disponibile ad accogliere e trattare elettronicamente immagini fotografiche.
In quante sezioni è organizzata la mediateca?
La distinzione fra sezione "storica" e sezione "immagini" è di ordine cronologico, ma nasce dalla considerazione storica dell’evoluzione dei filmati industriali, che, alla fine degli anni ’60, con l’avvento della televisione come principale media, cambiano tipologia. I filmati industriali, prodotti da strutture interne alle imprese, come la Sezione Cinema Edison Volta, o commissionati a registi e produttori esterni alle imprese stesse, si possono classificare sino al 1970 in diverse tipologie, a seconda che la loro destinazione fosse rivolta alle imprese come filmati relativi all’antinfortunistica, all’addestramento del personale, allo studio di specifici impianti o alla documentazione di lavorazioni ma anche di attività dopolavoristiche come gite aziendali, spettacoli teatrali o destinata al pubblico. Ulteriori distinzioni riguardano poi il genere di filmato come "promo" aziendali, filmati didattici, documentazione tecnica.
Quali sono i titoli più preziosi e rappresentativi?
Premesso che per gli studiosi tutti i titoli sono preziosi, alcuni grandi registi italiani, come Antonioni, hanno girato alcuni filmati industriali come lo splendido cortometraggio sulla Snia Viscosa intitolato "Sette canne, un vestito", mentre Ermanno Olmi ha iniziato proprio alla Edison la sua carriera di regista, firmando la regia di decine di cortometraggi. Altri registi, come Giovanni Cecchinato, sono d’altronde meno noti al grande pubblico proprio perché hanno dedicato interamente al cinema industriale la propria attività. Quanto ai filmati pubblicitari, è ben noto come i vari Caroselli portino firme prestigiose, ed abbiano annoverato tra gli interpreti grandi attori, cantanti famosi. Anche dopo la "svolta" pubblicitaria che segna la fine di Carosello ed il passaggio agli spot non sono mancate le regie di gran nom.
Dove è stato reperito tutto questo materiale? E come?
Stando alla nostra ricognizione, i filmati industriali italiani sono nell’ordine dei 30.000 pezzi, molti dei quali scomparsi. Nel catalogo del cinema industriale abbiamo schedato sinora circa 10.000 pezzi. L’archivio sta provvedendo, in questa prima fase, alla digitalizzazione dei filmati conservati presso Confindustria (1.500 filmati per un totale di circa 30.000 ore).
Hanno contribuito anche imprese italiane o straniere?
Si, un numero abbastanza consistente di filmati proviene anche da cineteche aziendali come Edison, Montecatini, Alfa Romeo, oppure da singole imprese. Barilla, Ferrero, Elettrochimica del Caffaro, Torno, Cecchetti, Shell sono solo alcune. Consistenti giacimenti sono stati individuati presso altre grandi imprese come il Gruppo Finanziario Tessile, la Hoechst, Eni, la Carlo Erba ora Pharmacia International. Si dovrà provvedere al loro trasferimento da pellicola per poterli acquisire.
Chi può utilizzare questo materiale, come si può trovare e consultare?
Il catalogo del cinema industriale è pubblicato su Internet (www.archinhi.liuc.it/archindhi/indice.htm) ed è quindi accessibile a tutti. La consultazione del materiale già digitalizzato è libera, previo appuntamento. L’eventuale riproduzione è invece subordinata al consenso dei proprietari dei filmati.
Chi lo ha utilizzato finora?
L’utilizzo principale dei materiali conservati dall’Archivio è stato, sinora, quello didattico: docenti e studenti utilizzano i filmati nel corso delle lezioni universitarie. In passato abbiamo inoltre organizzato, proprio a partire da specifici filmati industriali, un corso di formazione per gli insegnanti della scuola media superiore su "Storia e cultura dell’industrializzazione". All’archivio si rivolgono anche i professionisti dei media per ricerche su filmati o soggetti specifici. Ovviamente, il suo utilizzo è destinato ad ampliarsi via via che il progetto viene realizzato. D’altronde, l’Archivio stesso intende realizzare alcuni prodotti. Stiamo ad esempio completando, con il contributo della provincia di Varese, un CD Rom sui Musei industriali nel territorio provinciale. Organizziamo inoltre le "Giornate del cinema industriale", in cui le industrie italiane consegnano alla riflessione degli studiosi delle più svariate discipline materiale prezioso e in massima parte inedito. La terza giornata si terrà il 19 maggio prossimo ed è dedicata a "Alfa Romeo. Il mito della velocità".
La storia fa sempre più ricorso alle immagine. Ma come definire il confine fra finzione realtà dei documenti visivi?
Il problema, ovviamente, esiste. Spetta però agli studiosi, ciascuno dei quali si è creato, per mestiere, una cassetta degli attrezzi, utilizzare lenti e pinzette adatte. Questo non per privare i documenti visivi del loro fascino, ma appunto per dare alle immagini bidimensionali il giusto spessore storico.
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