Troppo pochi i piani di emergenza comunali per combattere il dissesto
Varese – E' quanto emerso dalla riunione del tavolo territoriale di confronto tenutosi alle Ville Ponti. Su 141 comuni della Provincia solo 57 hanno un piano di emergenza di protezione civile
Una maggior attenzione da parte dei comuni per la pianificazione delle emergenze e un coinvolgimento più attivo da parte dei privati per evitare i danni derivanti dal dissesto idrogeologico. Si è inaugurato questa mattina alle Ville Ponti di Varese il tavolo territoriale di confronto tematico sul dissesto idrogeologico in provincia di Varese. Si tratta di una tavola rotonda cui hanno partecipato, oltre alle amministrazioni locali – comune di Varese, Provincia e comunità montane in testa – anche i rappresentanti delle associazioni di categoria, oltre alla Camera di Commercio e ai sindacati.
Anche la Regione era presente per fare il punto della situazione sulle misure da prendere per far fronte ai danni derivanti dallo stato in cui versa parte del territorio provinciale.
Un primo passo per definire le aree soggette questi fenomeni è stato già realizzato dalla Provincia di Varese che ha presentato una mappatura, su una cartina 1:50.000, di tutti gli interventi in atto per contrastare il dissesto, oltre ad un database contenente informazioni utili ai tecnici.
Un lavoro apprezzato dagli esperti della Regione Lombardia intervenuti al forum, ma che non basta. «Occorre maggior impegno da parte delle amministrazioni locali – ha affermato Dario Fossati, della direzione generale territorio ed urbanistica della Regione Lombardia – . Su un territorio come quello della provincia di Varese, con un totale di 141 comuni, solo 57 di questi hanno adottato un piano di emergenza da impiegare in caso di calamità naturale. Troppo poco. La Regione ha la capacità di intervenire sulle calamità, come dimostrato con l’erogazione, negli ultimi due episodi di crisi, lo scorso giugno e in novembre, rispettivamente di 2,5 e 2 milioni di euro per somma urgenza. Tuttavia questo non è sufficiente, ed è per questo che auspichiamo venga favorita l’azione di privati in questo campo, come avvenuto ad esempio nel Lecchese lo scorso autunno».
In questo quadro si comprende come anche sotto il profilo economico-imprenditoriale vi sia un occhio di riguardo in questa direzione, come confermato da Mauro Temperelli, della Camera di Commercio, che ha sottolineato come in caso di eventi di dissesto idrogeologico la provincia di Varese costituisce un mix pericoloso rispetto all’alta densità di popolazione, 679 abitanti per chilometro quadrato, e di imprese, con una media di quasi 50 unità per chilometro quadrato. Oltre ad investire sull’attrattiva dei luoghi, quindi, è prioritario anche parlare di prevenzione dei rischi.
Al termine dell’incontro i partecipanti hanno firmato un documento che si snoda su alcuni filoni che vanno dall’approfondimento di studi relativi a microaree, alla predisposizione di linee guida per le aree montane, oltre alla promozione per l’attivazione di gestioni associate di comuni.
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