Foibe: una tragedia del ‘900

Molti studenti a teatro per conoscere la storia dimenticata delle repressioni ordinate da Tito

Una giornata in memoria di tutte le vittime di tutti gli eccidi e di tutte le repressioni etniche; è questo l’auspicio del sindaco Fumagalli in apertura del convegno tenuto al teatro di Varese, dal titolo "Le foibe, una storia dimenticata". Fumagalli prende la parola seguito dal prefetto Nardone, a testimonianza del concorso istituzionale a sostegno di questa iniziativa per la quale sono presenti Argeo Benco, presidente del Comitato Provinciale di Varese dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia; Lucio Toth, presidente dell’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia; Bernardo Gissi, già sindaco del "Libero comune di Pola in esilio; il giornalista Piero Tarticchio. Assente invece, Ottavio Missoni, sindaco del libero comune di Zara in esilio, costretto a disdire per motivi di saluti. 
Teatro gremito di studenti, sopratutto, ad affrontare un tema facile, ancora adesso, a trasformarsi in argomento di propaganda di parte, ma che invece viene apprezzabilmente trattato con toni ragionati e piani. Quasi una lezione didattica: in apertura un filmato  con documenti d’epoca mettono a fuoco la devastante vicenda dei 350.000 esuli dall’Istria, dalla Dalmazia, da Pola, da tutte quelle enclave naturaliter italiane, ma costrette all’esilio dalla furia nazionalista titina. 
«Un fenomeno tipicamente novecentesco e tipicamente balcanico», spiega il senatore Lucio Toth, particolarmente contento di essere qui a Varese, «terra che nel dopoguerra ha accolto ed integrato parecchi di noi». La precisazione serve a contestualizzare una tragedia,  dimenticata, rimossa («solo di recente la Garzantina alla voce foibe dà una spiegazione storica», sottolinea Roth) ma che trova le sue radici proprio in un contesto nazionalistico particolare; ben prima della nascita delle ideologie totalitarie, ben prima dei conflitti mondiali, quel territorio era già un terreno minato per tensioni e rivendicazioni. Un finis terrae, avvertito da sempre, tra il mondo occidentale e il magma balcanico. Le foibe, nella loro feroce declinazione, hanno sancito il culmine di queste tensioni, con il loro intento di dare un definitivo «colpo di grazia alla nostra italianità, ai nostri diritti di cittadinanza, nonostante le parole d’ordine di fratellanza universale dei comunisti».
E mentre, ricordano ancora i relatori, «proprio in questo momento ciprioti greci e ciprioti turchi stanno tornando ciascuno alle proprie case, mentre gli albanesi epurati rientrano grazie agli interventi degli organismi internazionali, noi siamo rimasti lontani, con una ferita che non si rimargina. Con la differenza che noi siamo esuli in patria. Ecco perché la nostra integrazione qui è riuscita. Eravamo e siamo sempre stati italiani e come tali del tutto impreparati ad una simile violenza». 

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Pubblicato il 06 Maggio 2003
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