«Mi spiace, i padroni di casa non vogliono extracomunitari»

La storia di Paola e Diouf, alla ricerca di un appartamento e costretti ad affrontare il pregiudizio

«Mi spiace per l’appartamento che cercava, ma purtroppo i padroni di casa non vogliono extracomunitari». Succede ancora, e questa volta è capitato a Paola e Diouf, una coppia di Castellanza che dopo una iniziale convivenza, da due cuori e una capanna in un monolocale, si sono messi in cerca di una casa più spaziosa. Ma purtroppo nelle cartelle delle agenzie immobiliari, devono proprio esserci note speciali, tipo: in questo stabile le persone di colore non sono viste di buon occhio. E con i mi spiace neanche tanto imbarazzati degli agenti immobiliari, Paola e Diouf, sono andati avanti per circa un mese e mezzo. Non si sono fermati al primo ostacolo infatti. La prima avventura è capitata a Busto Arsizio, ma risposte di questo tenore le hanno ricevute anche a Castellanza e Legnano. «Quando mi presentavo da sola, sembrava che i contratti erano quasi firmati, quando saltava fuori che il mio compagno è senegalese, allora niente da fare». 
Entrambe sono assunti regolarmente. Paola lavora nella cooperazione e insegna italiano agli stranieri, nella scuola di Babele e Legnano. Qui ha incontrato Diouf. Di origine senegalese, lavora regolarmente in una ditta della zona. Dopo quattro anni, ora è in attesa del permesso di soggiorno e spiega che, paradossalmente «era più facile trovare casa senza permesso, quando sei irregolare, sono in tanti ad affittare senza contratto». Insomma quando c’è da speculare, allora va bene anche la pelle colore ebano.
Ma quando si aspira a qualcosa di meglio le cose diventano complicate. «All’inizio ebbi un colpo di fortuna, entrai in un’agenzia di Busto e subito trovai disponibile una casa spaziosa, luminosa e ben tenuta, con un prezzo accessibile al mercato – spiega Paola – l’agente di casa era molto gentile e il padrone di casa molto accogliente, ci parlavamo come se avessimo concluso il contratto che prevedeva addirittura la stipula di un’assicurazione fidejussoria per tutelare giustamente padrone di casa e inquilino, un’assicurazione che io e il mio compagno fra l’altro siamo in grado di stipulare perché entrambe assunti regolarmente, ma quando è saltato fuori il colore della pelle di Diouf, ecco che il contratto non si può più concludere». 
«Nel terzo millennio risulta davvero una cosa incomprensibile – spiega rammaricato Diouf – facciamo molta fatica per cercare di avvicinarci, di integrarci, di tranquillizzare le persone e poi capitano queste cose». «A questo punto sono extracomunitaria anch’io – dice Paola – perché mi vergogno di essere confusa con quegli italiani che si piccano di essere gente perbene e benpensante, che si credono cristiani e dicono che siamo tutti eguali, ma che ancora esaltano con questi atteggiamenti razzismo e xenofobia». 


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Pubblicato il 08 Maggio 2003
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