«Non vogliamo progetti casuali ma una filosofia comune»

Intervista a Claudio Castiglioni, a pochi giorni dal convegno dedicato alle "Grandi opere per Varese"

Diciassette grandi progetti per una Varese futura, neanche troppo lontana: dalla caserma Garibaldi, a villa Baragiola, dal nuovo ospedale, al possibile nuovo carcere; tangenziale est e bretella, valorizzazione della Schiranna e rivalutazione del Sacro Monte, attraverso il ripristino di entrambi i tratti di funicolare. Di queste ed altre idee, si occuperà il convegno "Grandi opere per Varese",, in programma mercoledì 7 maggio presso l’aula magna dell’università dell’Insubria: un convegno, almeno questo è l’auspicio, che potrà essere un punto fermo per il futuro della città. Voluto ed organizzato da AV (architetti Varese) metterà fianco a fianco tecnici e progettisti, autorità istituzionali e i responsabili di alcune zone strategiche della città: esattamente quelle che potrebbero essere da qui a pochi anni il motore di una nuove energia e di una nuova consapevolezza funzionale ed estetica di Varese. 
Ne parliamo con Claudio Castiglioni, rappresentante dell’associazione promotrice:

Architetto, può inquadrare il senso e le finalità di questo convegno?
«L’obiettivo di AV è quello di portare ad uno stesso tavolo i rappresentanti delle istituzioni interessati e coinvolti in progetti di ingente investimento sia economico che strategico nella città. Il nostro intento è dare una prima generale informazione sullo stato dell’arte di questi progetti: costi, previsione di tempistica, dimensione fisica ed economica dei lavori. Riteniamo che in una città come Varese, una programmazione di simile entità, e in un giro di anni tutto sommato così ridotto, non possa rischiare di essere affrontata in maniera disgiunta o frantumata».

Si cerca una filosofia comune, insomma?

«Una filosofia comune, certo, non una sommatoria di progetti, casuale, episodica. Solo una quadro unitario, un progetto complesso che sottenda ad una unica finalità – che può essere il potenziamento turistico della città – può dare un impulso straordinario, una nuova energia a Varese. Solo così possono davvero configurare una nuova città del futuro».

Questa sorta di idem sentire, lei ritiene sia solo un auspicio o un qualcosa che già esiste?

«Credo che questo convegno sia la prima importante occasione per verificare se questo spirito esiste. Purtroppo l’esperienza induce a pensare che ancora non ci sia».

Gli argomenti che intendete mettere a fuoco sono tanti: come sarà possibile sintetizzare il tutto in un unico incontro?

«Si può partire da un quasi dato di fatto: tutti i progetti presi in considerazione hanno due grandi qualità: sono tutti possibili ed hanno un altissimo valore strategico. Voglio dire, si tratta, di idee che non navigano solo nel mare delle belle ma irrealizzabili intenzioni. I grandi progetti su situazioni già esistenti, ma anche le nuove strutture, penso all’ospedale, al tribunale, al campus universitario, sono tutti fattibili: il contesto attuale in cui ci troviamo mi fa pensare che sia davvero un momento storico particolare da sfruttare. La nostra paura, sia come cittadini che come tecnici della progettazione, è che tra questi lavori vi siano solo rapporti burocratici amministrativi e non una visione più ampia e comune. Questa può essere la sintesi del nostro incontro».

Si parlerà di progetti già avviati e altri da avviare.

«In effetti, l’ospedale è una realtà già attuale; gli insediamenti universitari che dovrebbero sorgere a Bizzozero, e che a mio parere rivestono un’importanza assolutamente cruciale, sono ancora in fase di progettazione, anche se ci risulta via siano già previsioni di spesa. Quanto al carcere, il problema è più complesso perché si innestano questioni economiche e politiche che vanno oltre Varese. Si parlerà, ad esempio della Schiranna: che può essere un buon laboratorio. Già si stanno ultimando dei lavori di decoro. Nel suo caso esistono effettivi progetti perché diventi un vero e proprio centro ludico e sportivo, defilato dal centro cittadino ma con l’opportunità di legare in modo più stretto la città e il lago».  

Il dibattito verterà anche sulla possibile collaborazione tra ente pubblico e privato?

«Certo, un tema importante: prendiamo ad esempio il tema della funicolare e la valorizzazione del Sacro Monte e del Campo dei Fiori. La rivalutazione dei due tratti di funicolare è un progetto assolutamente decisivo per lo sviluppo turistico dell’area: non esistono ancora progetti certi per il Campo dei Fiori e sopratutto per l’albergo che è privato. È un caso esemplare di come il pubblico, con un progetto serio e complessivo, possa trainare l’entusiasmo del capitale privato. Mi immagino, ad esempio, come l’albergo del Sommaruga possa un giorno diventare una sorta di cittadella della scienza, un polo che faccia da controcanto all’insediamento universitario in centro città. È evidente che il privato possa muoversi solo in presenza di uno stimolo forte e concreto da parte delle istituzioni pubbliche».

Scorrendo l’elenco dei progetti in esame, l’impressione è che ci si voglia concentrare sull’esistente, mentre sia assente, tranne pochi casi, una nuova progettualità architettonica: una progettazione ex novo che dia, anche dal punto del linguaggio architettonico, una nuova veste alla città.

«Questo è davvero un altro tema cruciale che, in quanto architetti, ci tocca direttamente. Partiamo da un presupposto: in Italia scontiamo una cultura che è molto più incline al recupero e alla conservazione piuttosto che al nuovo. Niente di male, naturalmente, e storicamente anche giustificata: si dovrebbe tuttavia riflettere che anche la conservazione deve essere per l’oggi, in qualche modo funzionale alle esigenze odierne. In generale, io penso che esistano spazi per una architettura nuova, una architettura che si trasformi in energia nuova per la città. Penso, ancora, a quanto importanti potrebbero essere, anche architettonicamente, gli insediamenti universitari. Però è anche a vero che, a Varese specialmente, una cultura dell’architettura manca, si deve forse cominciare da zero».

La caserma Garibaldi potrebbe essere un buon banco di prova?

«La caserma è davvero un test importante: si trova nel centro della città, in un punto strategico. Oserei dire che non c’è paragone tra il significato strategico e quello architettonico del sito. Il cuore della città si è di fatto spostato lì, con l’università e il teatro. Al posto della caserma si è ipotizzato il teatro stabile, progetto con ancora molti punti interrogativi. È chiaro che quello sarebbe davvero un notevole testo architettonico che potrebbe qualificare l’intero centro cittadino».

Anche se costretto a dialogare con un "interlocutore" difficile come piazza Repubblica. 

«Non è facile, ma alla luce di un tale possibile progetto, io credo che dal punto di vista architettonico così come della viabilità, potrebbe diventare plausibile ripensare a tutta la piazza».

La recente legge obiettivo ha escluso la Lombardia dalle grandi opere prioritarie: una decisione che avrà qualche effetto anche sulle opere in provincia di Varese, si pensi ad esempio alla famosa tangenzialina. Lei ritiene che saranno grossi i problemi di reperimento dei fondi?

«Posso rispondere che progettare oggi è quanto mai complesso. Noi come architetti sappiamo che le cose si fanno bene solo quando vengono coinvolti tutti i protagonisti interessati. Noi cerchiamo di fare quello. Da lì ad aprire un capitolo sulla programmazione economica – dalla quale pure partiamo e che ormai travalica sempre più spesso i confini territoriali – è qualcosa che in questa fase va oltre i nostri ambiti professionali». 

L’elenco completo dei progetti in esame:

rilevanti istituzioni ed infrastrutture esistenti, grandi opere programmate o in corso di progettazione o costruzione.

musei e luoghi pregiati

1. Complesso Albergo Campo dei fiori

2. Sacro Monte e Museo Poliaghi

3. Galleria d’arte moderna Museo di Masnago

4. Lido della Schiranna

5. Museo Fai Villa Panza

6. Museo Villa Mirabello

acquisizioni

7. Villa Baragiola (ex seminario di Masnago)

8. Ex caserma Garibaldi

università

9. Universita via Ravasi

10. Campus Universitario Bizzozero

viabilità e trasporti

11. Funicolare Campo dei Fiori

12. Funicolare Sacro Monte

13. Tangenziale Nord Est

14. Bretella Gasparotto Borri

15. Teatro

16. nuovo ospedale

17. nuovo carcere (Bizzozero) 

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Pubblicato il 02 Maggio 2003
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