Documento accusa due tunisini: «Sono integralisti»

Varese – C'è un filone varesino dell'inchiesta milanese su Al Queida. La questura indagava sui permessi falsi e così ha trovato i collegamenti con il terrorismo

Una sentenza scritta in arabo che a dispetto delle difficoltà linguistiche parla chiarissimo: appartenenza a organizzazioni islamiche estremiste. E’ stata ritrovata il 26 marzo scorso a Castronno, nell’abitazione di uno dei tunisini arrestati martedì dalla Guardia di finanza di Milano. Il ritrovamento permette di fare luce sul filone varesino dell’indagine della Procura di Milano, e sul lavoro investigativo della squadra mobile e dalla Digos della questura di Varese, coordinate dal pm Anna Giorgetti. Un fascicolo di indagine che è confluito successivamente in quello della procura milanese, e cioè non appena è emerso che intorno al traffico di documenti falsi su cui aveva messo gli occhi la questura, ruotavano personaggi con agganci al terrorismo internazionale.
L’indagine parte da un’immobiliare di via Como, nel centro di Varese, gestita da un italiano, specializzata nell’emissione di false buste paga da rivendere a immigrati, in vista della sanatoria. Attorno alla società opera un piccolo gruppo di italiani con precedenti di vario tipo, ma anche due tunisini, Abdaoui Mohamed Youssef, 37 anni, residente a Varese e Loubiri Habib, 42 anni, residente a Castronno. I due figurano nelle cariche sociali della cooperativa di lavoro Work Service, una Srl che ha sede in via Morosini e che l’inchiesta milanese sospetta servisse come copertura per i finanziamenti al terrorismo. Ma il compito dei due è anche quello di indirizzare verso la centrale dei falsi documenti gestita dagli italiani di via Como, altri extracomunitari. La polizia si imbatte così nelle varie attività dei due tunisini. Nello scorso mese di marzo, Loubiri, che è anche titolare di una impresa edile individuale, viene arrestato in flagranza di reato mentre cerca di estorcere denaro a un marocchino per la regolarizzazione.
Nel corso della perquisizione nella bella villa di Castronno dove da tempo vive, gli investigatori scoprono un foglio scritto in arabo risalente al 2002. La successiva traduzione rivela che si tratta di una sentenza emessa da un tribunale militare della Tunisia. Loubiri e Abdaoui vengono condannati a 10 anni di carcere per appartenenza al gruppo estremista Jamaal El Sunna. Nelle motivazioni, il tribunale parla esplicitamente di finanziamento agli integralisti, grazie ad attività svolte in territorio italiano.
E’ la prova che l’inchiesta ha fatto un salto di qualità. I pm di Varese e Milano, la polizia di Varese e la guardia di finanza del capoluogo si incontrano e decidono in un vertice di spostare tutta l’inchiesta su Milano, dove le ipotesi di eversione stanno diventando sempre più numerose. Nella notte tra lunedì e martedì l’epilogo, con gli arresti dei sei sospettati, tra cui anche l’imam della moschea di Gallarate.

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Pubblicato il 25 Giugno 2003
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