Il “collega” di Varese: «L’imam di Gallarate? Una persona corretta»

Stupore negli ambenti islamici per l'arresto di Maffoudi

Mohamed Mahfoudi si era trasferito da Varese a Gallarate a metà degli anni Novanta. Samir El Baroudi, egiziano, leader della comunità islamica di Varese lo ha conosciuto proprio all’inizio dell’esperienza della moschea di via Giusti ed è convinto che si tratti di un errore: «Mi sembra davvero strano che Mahfoudi possa essere coinvolto in qualcosa di illecito – racconta pensieroso – è sempre stata una persona moderata e corretta». La Procura della Repubblica di Milano non ha la stessa opinione. Baroudi non è quello che si definirebbe un amico di Mahfoudi, piuttosto un conoscente. I due si sono frequentati a Varese, quando Mahfoudi, marocchino, basso di statura, dai modi dolci e riservati, lavorava in un parcheggio del comune di Varese. «Veniva alla moschea e abbiamo sempre avuto ottimi rapporti» racconta. Dopo gli anni di Varese – anni difficili, segnati dall’ostracismo del partito di maggioranza, le Lega Nord, verso la casa di culto degli islamici – Mahfoudi si trasferisce a Gallarate. Lavora per un periodo al parcheggio dell’ospedale, poi anche nella città dei due galli si impegna nella creazione di uno spazio per la moschea. Viene scelta via Peschiera, un ex magazzino in disuso. La comunità si attrezza, pulisce il locale, si organizza. Ed è proprio l’organizzazione la caratteristica più interessante del gruppo gallaratese. Ordinati e precisi, i musulmani suscitano tuttavia le proteste delle due case adiacenti alla moschea, per il gran via vai di macchine, ma per il resto restano una comunità molto appartata, chiusa agli sguardi degli italiani. Dentro il locale, i frequentatori del centro, che diventa associazione culturale, mettono mano alle strutture, fanno dei servizi igienici che il comune poi farà togliere perché non a norma e accudiscono anche i figli dei lavoratori.
Mahfoudi viene eletto imam e l’impressione dall’esterno è che si tratti di una persona stimata e rispettata da tutta la comunità.
Baroudi ricomincia a frequentarlo negli scorsi mesi. La moschea ha ricevuto lo sfratto dal comune per la destinazione urbanistica non appropriata – dopo una campagna politica della Lega Nord –  Baroudi dà una mano ai gallaratesi con l’aiuto di un avvocato varesino e di un architetto, per trovare una soluzione conforme alle leggi, o al limite individuare un’altra sede.
«Abbiamo partecipato a due incontri in comune ed è sempre stato molto tranquillo» ricorda. Anche il sindaco Nicola Mucci ha la stessa impressione: «Una persona tranquilla – spiega – abbiamo dialogato con serenità». «Non avrei mai pensato che potesse essere diverso da come io lo conosco» gli fa eco, stupito, Baroudi. «Una volta siamo andati a pranzo con lui e abbiamo parlato dei problemi della moschea. Se lo dovessi descrivere direi che è una persona dolce, educata e di grande moralità». E le accuse della magistratura? «Sono un po’ scettico».

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Pubblicato il 24 Giugno 2003
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