Il decollo di Malpensa passa dal suo ampliamento

Lo sviluppo dello scalo in un convegno organizzato dalla Fit Cisl. Presenti Reguzzoni, Fossa e Bonomi. Proteste dai comitati ambientalisti Unicomal, Legambiente e Covest

Nella suggestiva cornice della sala congressi, posta sotto la torre di controllo dello scalo varesino, si è svolto oggi, lunedì 16 giugno, un convegno sullo stato di sviluppo delle infrastrutture dell’aeroporto.
L’incontro, organizzato dalla Fit Cisl, ha visto partecipare, tra gli altri, i presidenti della provincia Marco Reguzzoni, di Sea Giorgio Fossa e di Alitalia Bonomi.
Il tema del convegno caro a più soggetti, dagli enti coinvolti nella gestione e nell’utilizzo dello scalo, a quelli che  invece ne invocano un ridimensionamento, in virtù di un impatto ambientale e strutturale dannoso per il territorio, ha acceso anche oggi il dibattito.
Da una parte c’è chi condivide inequivocabilmente che il decollo dell’ aerostazione passa dal completamento delle sue strutture e del suo progetto originario. Dall’altro c’è chi lo vede come una minaccia per l’ambiente e la salute.
«Senza terza pista, senza il terzo terminal, senza il nuovo hangar, ora in fase di completamento – spiega Aldo Pignataro della  Cisl lombardia ovest – o la bretella di Boffalora, l’opera rischia di rimanere monca. Per questo io credo che occorrano due cose per risolvere la questione: creare un authoriy di controllo che governi il sistema e instaurare nello stesso tempo, in Lombardia, un tavolo unico di concertazione».
Il futuro di Malpensa è nel completamento delle sue strutture – commenta anche Reguzzoni – e in un momento delicato, dal punto di vista occupazionale della nostra provincia, il suo sviluppo può creare quelle opportunità di lavoro qualificato. Non condivido pertanto le prese di posizione del comune di Somma di rivolgersi al Tar per bloccare la costruzione dell’hangar, una infrastruttura importante e strategica».
Anche Giorgio Fossa punta il dito contro il ricorso al Tar: «Sea si è sempre mossa nel rispetto delle regole, purtroppo ci sono ancora troppi ostacoli davanti al cammino che può portare lo scalo ai livelli di efficienza. Noi stiamo investendo per migliorare i servizi ai passeggeri, per creare nuove attività all’interno di Malpensa (centri commerciali), ma gli interventi più importanti strategicamente sono le infrastrutture e i collegamenti».
Per Bonomi occorre invece  una nuova politica di sistema: “ E’ ora di stabilire quale modello di traffico aeroportuale si vuole per Milano. Alitalia vede nello scalo varesino ancora una opportunità. C’è la volontà di un posizionamento strategico sul territorio. Ad esempio è ancora intatta la nostra intenzione di portare la base operativa degli assistenti di volo da Fiumicino a Malpensa. Ma ripeto occorre evitare i campanilismi e remare tutti dalla stessa parte”.

In sostanza, se per gli addetti ai lavori lo scalo della brughiera ha ancora i mezzi per diventare il ponte, oltre le Alpi, per l’Europa, c’è chi si oppone a questo scenario futuro. Anche oggi infatti erano presenti i rappresentanti dei comitati ambientalisti Unicomal, Legambiente e Covest (per i comuni piemontesi) per protestare contro gli ampliamenti auspicati. Infatti, dal loro punto di vista, gli interventi in cantiere dal 2001 al 2010  violano il PRG del dicembre 1985, l’unico strumento urbanistico vigente, ma soprattutto  vengono fatti senza  una vera valutazione di impatto ambientale. «Il punto è – spiega il vicesindaco di Varallo Pombia Gianpietro Franchini – che noi subiamo le decisioni senza essere minimamente considerati. Basti pensare alla questione delle rotte con gli aerei che dopo 1 minuto virano tutti a est andando a inquinare i comuni piemontesi».

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Pubblicato il 16 Giugno 2003
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