La povertà è donna. Ma anche straniera

Nei prossimi giorni sarà presentata l'indagine sulla povertà realizzata dalla Provincia e dalla Caritas Ambrosiana

Dieci “centri d’ascolto” nella zona pastorale di Varese, come altrettante “antenne” per monitorare il quadro delle vecchie e nuove povertà varesine fra il 2001 e il 2002. Il risultato che emerge invita alla riflessione: margini di disagio emergono in tutta la loro drammaticità.
Una prima osservazione, per esempio, riguarda la netta prevalenza di donne sugli uomini tra coloro che si rivolgono ai centri d’ascolto. In crescita è anche il numero degli stranieri che si rivolgono ai centri: la loro quota rappresenta grossomodo i due terzi del totale degli utenti e sbaglierebbe chi immaginasse che, dietro questa scelta, ci sia la clandestinità. Al contrario, sono in prevalenza stranieri con regolare permesso di soggiorno coloro che hanno affollato i centri di ascolto.
Sono solo due dei risultati emersi dall’indagine realizzata dall’assessorato alle Politiche sociali della Provincia di Varese in collaborazione con Caritas Ambrosiana. Dati, cifre e commenti saranno illustrati mercoledì 18 alle ore 10, nella sala Convegni di Villa Recalcati.
«Quello che presentiamo – commenta l’assessore Rienzo Azzi – è il quarto rapporto dell’Osservatorio sulle vecchie e nuove povertà realizzato in collaborazione con Caritas Ambrosiana. E’ un esempio di collaborazione e del rapporto che è possibile instaurare tra enti pubblici e terzo settore e che l’assessorato alle politiche sociali della Provincia intende favorire su tutto il territorio provinciale».
Tra gli altri dati emersi nel corso dell’indagine e che saranno illustrati in un incontro con la stampa, più d’uno merita attenzione. Per esempio, tra gli utenti che si rivolgono ai centri d’ascolto prevale un profilo giovanile fra gli stranieri mentre fra gli italiani l’indice d’età è compreso fra i 30 e i 60 anni. Inoltre si tratta di utenza con basso indice di scolarità, in cerca di un’occupazione stabile e che ha, come obiettivo principale la definizione di un reddito stabile, richiesto dal 58% degli “intervistati”.
Altra circostanza emersa riguarda il disagio minorile, strettamente correlato alla povertà, mentre appare fondamentale il ruolo della scuola nella prevenzione del disagio.
Proprio queste indicazioni confermano, spiega ancora Azzi «la validità di alcune scelte dell’Assessorato, come ad esempio la riorganizzazione del servizio Informagiovani con l’integrazione di un servizio informativo e di orientamento rivolto anche alle famiglie e l’attivazione di un tavolo politico sulla questione dei richiedenti l’asilo».

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Pubblicato il 12 Giugno 2003
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