«Cautela, siamo ancora in una fase interlocutoria»

Sindacati ancora cauti per le recenti dichiarazioni dell'azienda di voler rilanciare la produzione: «E' tutto legato all'individuazione, in tempi brevi, di un'area adeguata»

«Cautela, siamo ancora in una fase interlocutoria». Luigi Mafezzoli, segretario della Cisl Ticino-Olona, e Simona Ghiraldi della Flai-Cgil, frenano gli entusiasmi seguiti al primo incontro, svoltosi in Provincia, del tavolo di concertazione voluto dal ministro Maroni. Incontro durante il quale l’azienda Lazzaroni ha apertamente dichiarato di voler investire nel territorio, ma solo se trova una struttura adeguata. Il piano industriale per il rilancio, con potenziamento della linea produttiva, è pronto, ma serve una struttura adeguata in quanto quella attuale è ormai obsoleta e, secondo la proprietà, produce solo costi.

«Sicuramente è utile che l’azienda abbia dichiarato il proprio impegno a non lasciar morire lo stabilimento saronnese – prosegue Maffezzoli – L’impostazione la si può seguire ed è condivisibile, ma entro fine mese bisogna analizzare quanto fatto dopo questa dichiarazione d’intenti. Per ora è solo teoria».
I tre comuni di Origgio, Saronno e Uboldo hanno dato la propria disponibilità a individuare un terreno e secondo il sindacalista «i tempi sono sempre più stretti: se tra due settimane non sarà individuata un’area bisognerà incontrarsi nuovamente. Il piano industriale potrà essere operativo solo quando sarà individuata una nuova sede. Inoltre, lo studio degli ammortizzatori sociali per i dipendenti, in attesa della riorganizzazione, potrà essere avviato solo con il piano industriale». 
La produzione di amaretti nell’attuale stabilimento saronnese è infatti garantita fino a fine luglio, poi non si sa. «Se entro la fine del mese non si arriva a una definizione di tutto – prosegue Maffezzoli – chiederemo il ritiro della mobilità: non possiamo trattare con la gente fuori dalla fabbrica. Per ora siamo ancora nel campo delle semplici dichiarazioni, alle quali devono seguire i fatti».

«Entro il 20 luglio dobbiamo sapere di che morte moriamo – spiega Simona Ghiraldi, segretaria provinciale della Flai-Cgil – Quel giorno scadono i primi 45 giorni dalla richiesta di mobilità e tutto ora dipende dall’individuazione di una struttura per il nuovo stabilimento». 
Anche la Ghiraldi è piuttosto cauta su quanto detto questa mattina: «Siamo in attesa. Sia il piano industriale che lo studio degli ammortizzatori sociali dipende dalla possibilità di trovare il posto per un nuovo stabilimento. Qualche passo avanti è stato fatto, come la disponibilità dell’azienda a investire, ma va ricordato che fino a ieri la stessa azienda diceva di voler chiudere. E la procedura di mobilità è ancora in corso».

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Pubblicato il 03 Luglio 2003
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