Raccolti a rischio cinghiali, 64 mila euro dal Parco del Ticino

Costituito un coordinamento tra Regioni, Parchi e Province per prevenire danni futuri. La Regione Lombardia incarica il Parco del Ticino di elaborare un programma per ridurre i danni provocati dall’animale selvatico

Sessanta aziende agricole distribuite nelle province di Pavia e Milano saranno risarcite dal Parco del Ticino per i danni subiti soprattutto da anatre, cinghiali, corvi e nutrie. Ma anche fagiani, passeri, lepri e conigli, pur se in misura minore, nel corso del 2002 hanno creato non pochi problemi ai raccolti. E dopo più di cento sopralluoghi nell’area naturale del Parco ad opera dei tecnici del settore agricoltura, il Consiglio di Amministrazione ha approvato una delibera che prevede risarcimenti per circa 64.000 Euro.
Se nel corso del 2002 i danni maggiori sono stati causati in larga parte dalle anatre (50-60%) per il 2003 si prevede che il cinghiale sarà il nemico numero uno delle coltivazioni. Quest’ultimo infatti si sta concentrando soprattutto nell’area centro nord, una novità di questi ultimi due anni, visto che fino al 2000 si stabilivano nell’area a sud, da Vigevano in giù.

Lo scorso anno sono state presentate 39 denunce relative a danni provocati dalla presenza di cinghiali. Nel primo semestre di quest’anno il trend ha segnato un aumento in quanto sono 18 le richieste di risarcimento presentate a fronte delle 4 dello stesso periodo del 2002.Sono circa 1500 le aziende agricole che operano nel territorio del Parco del Ticino.

Per prevenire ed evitare ulteriori problemi all’agricoltura ad opera dei cinghiali, ma anche per la preoccupazione a livello di conseguenze sul piano sociale (fruibilità delle aree boschive e possibili rischi per la circolazione stradale) è stato costituito un Coordinamento tra le Regioni Lombardia e Piemonte, le Province di Milano, Pavia, Novara e Varese, che stabilirà e realizzerà interventi di contenimento del cinghiale.

Il Parco del Ticino è stato incaricato dalla Regione Lombardia di redigere un programma operativo per ridimensionare il numero delle popolazioni di questo animale e consentire, quindi, la riduzione dei danni provocati da tale specie. Nell’elaborazione degli interventi si è tenuto conto della capacità riproduttiva, tipica del cinghiale, che fa registrare un aumento del 100% annuo e con incrementi del 150-200%. Inoltre, le Aree Protette, come il Parco del Ticino, fungono da rifugio per sfuggire all’attività venatoria dell’ambiente circostante e nello stesso tempo da serbatoio di diffusione.

Il programma operativo è strutturato in tre fasi strettamente interconnesse tra loro. Nella fase preparatoria, che durerà per due anni, si vuole ottenere una prima riduzione della popolazione del cinghiale e dei relativi danni, sperimentare nuove forme di intervento, come i recinti mobili di cattura, e ottenere indicazioni e dati sulla specie ed inserirli in una banca dati consultabile in Internet. Nella fase operativa (durata due anni), sulla base dei risultati ottenuti, si proseguirà, da un lato, nelle attività di riduzione della popolazione per portarla nei limiti prefissati nelle singole zone, dall’altro si intensificheranno gli interventi in determinate aree. Per il contenimento della specie, le attività andranno in due direzioni: da una parte gli abbattimenti selettivi che permetteranno la compilazione di schede e il prelievo di campioni per analisi dinamiche della popolazione, dall’altra la sperimentazione di recinti mobili di cattura. Queste strutture hanno ottenuto risultati positivi nei confronti delle femmine e dei piccoli della specie e sono state utilizzate con successo anche nella Tenuta Presidenziale di San Rossore e nel Parco del Gran Sasso-Monti della Laga. La terza ed ultima fase è quella di mantenimento dei risultati ottenuti e sarà attuata per un anno.

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Pubblicato il 05 Agosto 2003
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