«Lazzaroni, adesso l’azienda si deve rilanciare»
Il parlamentare Marco Airaghi pone l'accento sul problema della deindustrializzazione che sta colpendo il sud della provincia
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riceviamo e pubblichiamo La concessione della cassa integrazione straordinaria per i dipendenti della Lazzaroni è senza dubbio un risultato positivo che rasserena e attenua le preoccupazioni sull’immediato futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. Di questo primo, importante risultato dobbiamo essere grati all’intervento del Ministro del Welfare, che si è attivato in prima persona per assicurare ai lavoratori della Lazzaroni questo importante ammortizzatore sociale. Per ritenere questo risultato veramente positivo, devo però interpretarlo come preludio al rilancio dell’azienda: non sia cioè un intervento vetero-assistenzialista per mantenere fittiziamente in vita "posti di lavoro", ma sia presupposto per creare vero lavoro. Nei prossimi 12 mesi, l’Azienda ha infatti la possibilità di realizzare, in un clima di maggiore serenità, la ristrutturazione aziendale fondamentale per la prosecuzione dell’attività produttiva nel saronnese. Come sollecitato dall’Amministratore Delegato, dott. Tombetti, alcuni Comuni del circondario hanno individuato terreni per la possibile realizzazione di una nuova unità produttiva: spetta ora all’Azienda la valutazione della fattibilità di queste soluzioni che, ovviamente, non potrà prescindere dalla verifica della redditività dell’investimento. Solo il superamento della attuale condizione non remunerativa dell’unità produttiva di Saronno – legata a molteplici concause: alto costo del lavoro; carenze logistiche ed infrastrutturali; obsolescenza degli impianti; difficoltà commerciali – potrà dare ai lavoratori ed all’Azienda concrete prospettive future. Vedo con ottimismo la volontà comune di Azienda, Sindacato ed Enti locali per la ricerca della soluzione che consentirà di mantenere a Saronno la tradizionale produzione. Mi permetto però di manifestare la mia personale preoccupazione per la sorte di eventuali esuberi, temendo che non tutti gli attuali lavoratori potranno essere assorbiti dalla nuova struttura produttiva, probabilmente più automatizzata, più efficiente e, conseguentemente, snellita. Ho anche un piccolo rammarico: il tavolo di confronto che fin dall’inizio della vicenda avevo sollecitato, speravo si occupasse anche della ricerca delle cause della più generale situazione di progressiva deindustrializzazione del territorio Saronnese, e ne proponesse i possibili rimedi; a oggi questo non è stato fatto. Ancora una volta invito le forze politiche del territorio, con i rappresentanti delle categorie produttive e sindacali a questa importante valutazione che ritengo fondamentale per il futuro della nostra area. Onorevole Marco Airaghi |
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