Chiedeva il pizzo per bloccare l’espulsione, imprenditore in manette
Scoperto dalla Squadra Mobile di Varese un altro caso di estorsione ai danni di operai extracomunitari. In manette artigiano di Monvalle
Chiedeva il pizzo per certificare il licenziamento. Può sembrare paradossale, ma solo con quel pezzo di carta gli immigrati truffati potevano presentarsi in prefettura per continuare le pratiche necessarie ad ottenere la sanatoria. E’ finito così in manette un imprenditore artigiano di Monvalle. E’ il ventiduesimo imprenditore, o sedicente tale, colto sul fatto dalle forze dell’ordine in un tentativo di estorsione a margine della regolarizzazione. Un provvedimento governativo che in provincia, nonostante tutto, procede spedito e ha già portato alla conclusione, a fine settembre, di 6.400 pratiche su 8.200 avviate.
L’operazione della squadra mobile di Varese è scattata grazie alla denuncia di un cittadino indiano.
La storia segue sempre lo stesso iter, con qualche “originale” variante. L’uomo lavora in nero, sottopagato, presso un piastrellista, un cinquantenne di Monvalle con piccoli precedenti. La paga è però da fame. Il datore di lavoro, inoltre, gli chiede di firmare un foglio in bianco senza specificarne la natura. Quando inizia la sanatoria l’immigrato chiede di essere regolarizzato. Il padrone fa domanda ed effettua regolari versamenti.
L’indiano va in Prefettura, sperando di poter ritirare il permesso, ma lì arriva la doccia fredda: agli uffici è giunta una lettera che certifica le sue dimissioni volontarie, in pratica il documento firmato in bianco a suo tempo, che espone lo straniero all’espulsione. La legge prevede infatti un permesso ulteriore di sei mesi per chi è stato licenziato con la possibilità quindi di trovare un nuovo datore di lavoro, ma per chi si licenzia non è prevista alcuna deroga.
Per l’extracomunitario non c’è altra scelta che tornare dall’imprenditore, che nel frattempo lo ha lasciato a casa, e chiedergli di certificare il licenziamento. Scatta l’estorsione: se vuole il documento, l’indiano deve pagare 3mila euro. Lo straniero si rivolge allora alla Questura. L’appuntamento viene fissato in un locale pubblico di Besozzo, dove avviene la consegna dei soldi. A quel punto, gli agenti della squadra mobile di Varese intervengono e arrestano l’estorsore. In tasca gli trovano un foglietto con i nominativi di altri indiani, dove, accanto a un nome, c’è scritto “OK”, segno di un avvenuto pagamento. A conferma di questa ipotesi, gli agenti trovano nelle tasche dell’uomo 2mila euro. L’indagine è stata coordinata dal pm Francesco Paganini.
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