Nuovo carcere a Bizzozero: un coro di no
Gruppo Amici di Bizzozero, Social Forum, associazioni ambientaliste: «Così si ammazza l'unica area verde del quartiere"
“Zona speciale ZS 13 Carcere”. Con questo nome è indicata nei documenti ufficiali l’area adiacente alla via Piana di Luco, l’arteria tortuosa che congiunge Bizzozzero a Gazzada, via Schianno, sulla quale è previsto il nuovo carcere. Un polmone verde, denominato storicamente “Villa”; l’unico polmone verde di Bizzozzero che, già in tempi non sospetti, fin dal 1995, i residenti proposero di trasformare in un Plis, parco locale di interesse sovracomunale. Un parco a sud della città, per tutelare gli insediamenti agricoli e le possibilità di ristoro dei cittadini.
È questo il cavallo di battaglia riportato alla ribalta oggi in una conferenza congiunta cui hanno partecipato il gruppo Amici di Bizzozero, i Social Forum, Lega Ambiente, Italia Nostra e il Fai, assente ma a sostegno della protesta.
Un quartiere in rivolta, Bizzozzero, al limite della richiesta di secessione («se fossimo autonomi da Varese ci governeremmo meglio»): stanco di essere serbatoio di voti.
Il portavoce della protesta è il professore Renzo Talamona (foto), autore di una lunga e appassionata ricerca storica sul terreno in questione: «In tante altre zone della città vediamo attenzione per gli spazi verdi, ne vediamo aprire di nuovi come a Villa Baragiola. L’unico quartiere privo è Bizzozero. Adesso con il carcere ci vogliono ulteriormente scaricare tutti i servizi della città: dopo l’ospedale, l’università, le zone industriali, adesso anche questo».
E pensare che proprio Talamona lanciò anni fa l’appello a fare della “Villa” un’area protetta riconosciuto e frequentabile da tutti: «Perché le gente di Bizzozero non sia costretta a perdere mezz’ora di tempo, attraversare il traffico di Varese per trovare un parco».
Già, il traffico: paradossale è che tra le motivazioni addotte nel scegliere Bizzozero, l’amministrazione comunale abbia sottolineato la buona accessibilità del sito sia da viale Borri che dall’autostrada. Affermazione un po’ incauta. Tutti sanno che viale Borri è in perenne emergenza traffico; e che l’accesso all’autostrada, da lì, è il collo di bottiglia sotto la ferrovia che si immette in via Gasparotto, uno dei punti più critici della viabilità cittadina. L’affermazione era a tal punto incauta da essere smentita dalla commissione del ministero di grazia e giustizia giunta in sopralluogo.
In ogni caso da Roma è arrivato il via libera. E a fronte delle proteste del comitato, che ha raggiunto le 500 firme, il comune si è limitato a spostare il suo interesse da un’area all’interno della Villa ad un’altra distante poche decine di metri. In sostanza: su un’area di 112.000 mq di verde, il progetto prevede una cementificazione di 150.000 mq, una superficie al piano di 46.300 mq; un super carcere per 300 detenuti e 20 custodi. Una caserma con alloggi per 200 persone, magazzini, servizi, e impianti sportivi.
“Il più grande insediamento in Varese, fatto in una zona già intasata – prosegue Talamona -; ma sopratutto in un contesto che ha un pregevole tessuto di testimonianze e memorie storiche».
«È la conferma della vocazione all’assoluto disprezzo per ogni forma di salvaguardia del territorio e dell’ambiente naturale – incalza Maurizio Fantoni Minnella del Social Forum -; e poi non si capisce perché a fronte di nessun segnale che indichi recrudescenza della criminalità in Varese, ci sia la necessità di costruite un penitenziario per 300 detenuti. Come al solito, non c’è trasparenza e partecipazione della gente. Speculazioni? Una manovra in vista di future privatizzazioni degli istituti di pena? La nostra proposta è quella provvedere alla ristrutturazione dei Miogni. Non serve nascondere in aeree invisibili le carceri, piuttosto favorire una politica di affidamento ai servizi sociali dei condannati».
Prima che il ministro Castelli possa tagliare il nastro, c’è ancora molto da discurere.
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